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Greenbelt, Kathleen Wynne accusa Doug Ford

Greenbelt, Kathleen Wynne accusa Doug Ford

TORONTO – “Nella GTHA c’è ancora così tanto terreno edificabile che basterebbe per costruire due città delle dimensioni di Mississauga”. Kathleen Wynne passa al contrattacco e, a ventiquattrore di distanza dalla presentazione di 
un video che inchioda Doug Ford,
 accusa il candidato premier conservatore di essersi venduto ai grandi costruttori del settore edile in vista del voto del 7 giugno. “La difesa della Greenbelt – ha aggiunto ieri la premier parlando con i giornalisti – si basa sull’idea di mantenere intatta l’integrità dei territori, del sistema delle acque, dei terreni agricoli”. Anche perché – è questo il ragionamento della Wynne – una volta che “la terra è persa”, perché cementificata, “è persa per sempre. La proposta di Doug Ford è sbagliata e noi ci opporremo con forza”.
Ma per inquadrare meglio la questione occorre fare un passo indietro. Lunedì il Partito Liberale aveva reso pubblico un video risalente allo scorso febbraio – quando era ancora in pieno svolgimento la corsa alla leadership del Progressive Conservative – nel quale Ford prometteva a un gruppo di costruttori e sviluppatori del settore edilizio che, in caso di vittoria, avrebbe rimesso le mani alla legge che protegge la Greenbelt dallo sviluppo urbano. La Greenbelt è un territorio incontaminato di circa 7.284 chilometri quadrati che circonda la Greater Toronto Hamilton Area sul quale – in base a una legge approvata nel 2005 per volere dell’allora premier Dalton McGuinty – non si può costruire. “Aprirò una grossa fetta dell’area protetta”, aggiungeva Ford. Incalzato dai giornalisti, il successore di Patrick Brown nel tardo pomeriggio confermava quanto detto nel filmato. “Io – aveva ammesso – sostengo qualsiasi cosa che riduca il costo delle abitazioni, tutti sanno che i prezzi sono alle stelle e ormai non c’è più terreno edificabile nella GTA”.
Una tesi questa sostenuta con forza anche dai grandi imprenditori edili di Toronto e di Vaughan, che ovviamente vedono nella possibilità di cementificare anche una parte della Greenbelt come una nuova ghiotta opportunità di riempire i loro già gonfi portafogli. 
“Ho già parlato con alcuni dei maggiori costruttori del Paese – si lascia scappare Ford nell’incontro di febbraio – e mi piacerebbe poter dire che l’idea è mia, ma in realtà l’idea è anche loro”.
È del tutto evidente che Ford continui a cercare l’appoggio dei poteri forti in vista del voto di giugno e il sostegno di una categoria ricca e influente come quella dei grandi imprenditori del settore edilizio potrebbe avere pesanti conseguente nei rapporti di forza con gli altri partiti. D’altro canto non sorprende il fatto che nei mesi scorsi, nonostante le continue richieste del Corriere Canadese, lo stesso Ford non si sia mai voluto sbilanciare nella battaglia per la difesa del Columbus Centre dalla demolizione: da un lato non voleva schierarsi apertamente contro la comunità italocanadese – una volta tanto compatta a difesa di una delle sue icone – ma dall’altro non voleva nemmeno fare uno sgarbo ai grandi gruppi edilizi che con la demolizione del Columbus Centre avrebbero potuto andare avanti con il progetto miliardario di costruzione di palazzi con migliaia di unità immobiliari. 
E proprio su questo fronte, dopo settimane di immobilismo provocato dalla cocente sconfitta, si registra il pressing della dirigenza di Villa Charities per cercare di riportare in vita un piano che ormai sembrava morto e sepolto. VCI punterebbe sull’eventuale vittoria di Ford alle elezioni con l’obiettivo che il leader conservatore possa riaprire i finanziamenti per riportare in vita la partnership tra il Provveditorato Cattolico e la stessa Villa Charities. 
D’altro canto Ford è pronto a sacrificare la Greenbelt – patrimonio ambientale non solo della GTHA, ma di tutto l’Ontario e tutto il Canada dal valore inestimabile – a favore dell’urbanizzazione selvaggia, il tutto a nome del dio denaro. 
E che saranno mai quattro mura innalzate negli anni Settanta con i contributi, il sangue e il sudore di migliaia di italocanadesi? Il suo approccio vale anche in questo caso: “Io sostengo qualsiasi cosa che riduca il costo delle abitazioni”  e che – per puro caso, come effetto collaterale, aggiungiamo noi – faccia arricchire i grandi imprenditori edili.
In ogni caso il Corriere Canadese continuerà a monitorare la situazione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. 
Come abbiamo scritto in passato la battaglia sul Columbus Centre è stata vinta, ma gli interessi economici che sono dietro questo progetto sono talmente ingenti che non stupirebbe affatto se ci fosse un nuovo tentativo, magari con un premier più “sensibile” al “profumo” del denaro e del profitto.
 

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