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Ford in sella, ora parte la corsa verso le urne

Ford in sella, ora parte la corsa verso le urne

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TORONTO – Con Doug Ford in sella, parte il conto alla rovescia verso il voto di giugno. A conclusione di una corsa alla leadership terminata esattamente allo stesso modo in cui era iniziata – nel caos più totale, tra accuse, veleni e poca trasparenza – il Progressive Conservative si ritrova con un leader che in questi tre mesi dovrà convincere l’elettorato dell’Ontario dopo il tracollo di credibilità provocato dalla vicenda Brown. 
 
Domenica sera, dopo un lungo tira e molla, anche Christine Elliott ha riconosciuto la vittoria del rivale, che ha avuto la meglio per una manciata di punti – e non di voti – all’interno del complesso meccanismo di conta che ha caratterizzato questa leadership.
Ma adesso, per Ford, inizia il lavoro più complicato. Innanzitutto dovrà cercare di ricomporre le divisioni e le lacerazioni all’interno del partito, laddove la dirigenza e la base devono ancora smaltire le tossine provocate dalle dimissioni dell’ex leader travolto da uno scandalo a sfondo sessuale, quindi la decisione di ripresentarsi per riprendere in mano le redini del partito, fino al secondo e definitivo passo indietro. La maggior parte del caucus conservatore ha appoggiato altri candidati e la corsa è stata caratterizzata da toni aspri e dure polemiche.
Non si può poi sottovalutare un’altra sfida per il nuovo leader, quella della piattaforma programmatica. Ford durante la mini campagna che ha caratterizzato la corsa alla leadership ha accantonato de facto l’intero People’s Guarantee, il programma di partito faticosamente messo insieme da Brown negli ultimi diciotto mesi. Dalle sue prese di posizione, è sempre più chiaro che l’ex consigliere comunale di Etobicoke voglia spostare il partito a destra, con un’agenda che se proposta in toto potrebbe allontanare quell’elettorato di centro che, seppur scontento di Kathleen Wynne, difficilmente accetterebbe un salto nel buio di tali proporzioni.
In questo momento servirebbero moderazione, capacità di mediare, senso di responsabilità: tutte qualità che Doug Ford, nella sua carriera politica, non ha praticamente mai mostrato. Doug, come il compianto fratello Rob, ha sempre parlato alla pancia degli elettori e il messaggio della Ford Nation ha preso piede a Toronto proprio perché diretto, semplice, di facile comprensione. Ma adesso c’è da convincere un’intera provincia. Ieri la premier ha commentato brevemente la vittoria di Ford alla leadership. “Almeno – ha detto la Wynne – adesso gli elettori avranno davanti una scelta netta tra me e Ford: siamo in disaccordo su una lunga lista di cose”.  Senza dimenticare che con gli ultimi sviluppi in casa PC, anche la leader dell’Ndp Andrea Horwath spera di tornare in corsa.
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