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E così vuoi essere il nostro Premier. Perché? E chi sei?

E così vuoi essere il nostro Premier. Perché? E chi sei?

TORONTO – Si potrebbe immaginare che queste domande abbiano costituito la base di partenza dei candidati del Partito Conservatore in preparazione al dibattito sulla Leardership, svoltosi ad Ottawa mercoledì scorso. 
È ciò che in effetti vorrebbero sapere i cittadini dell’Ontario che fra tre mesi, il 7 giugno, sceglieranno il prossimo governo della provincia. 
Ed è stata l’ultima opportunità per gli aspiranti Tanya Granic Allen, Christine Elliot, Doug Ford e Catherine Mulroney per mostrare le loro risorse politiche al loro partito e al pubblico dell’Ontario, prima di iniziare il processo elettorale. 
Il voto è stato ora rimandato all’8 marzo, perché il partito non ha ancora raggiunto un livello di sicurezza nel sistema tecnologico di voto, che possa garantire ad ogni membro il diritto di esprimersi e la sicurezza che la sua scelta venga convalidata. Il numero dei votanti idonei – tesserati del Partito – oggetto di discussione, varia tra un massimo di 17mila ad un minimo di 12mila, secondo i calcoli diffusi dagli osservatori prima dell’inizio del dibattito.
Confrontateli con il numero di 203mila, pubblicizzato poche settimane fa,  dall’ex leader Patrick Brown (spodestato, ri-ammesso alla candidatura per rimpiazzare se stesso, dimissionario dalla corsa 48 ore prima del dibattito).
Questo è un partito che deve prima “guarire” sé stesso, posto che si assuma poi l’onere di “guarire la provincia”, a prescindere dai sondaggi, ormai sospetti, sulle intenzioni dei votanti.
Sicuramente, Tanya Granic Allen, valente partecipante al dibattito,  con una significante personalità, coerente e diretta, non ha trattenuto nessun pugno. 
Per lei “il marcio e la corruzione” dell’amministrazione di Patrick Brown devono essere estirpati e il Partito deve tornare alle sue origini se vuole di nuovo mettersi in gioco. Non approva di certo questo sistema di “giochetti politici”. 
E insiste sull’annullamento di oltre cinquanta incontri per la nomina, dove l’Esecutivo del Partito, ovvero la squadra di Brown, ha imposto un candidato irregolare e ha lasciato che il processo democratico decidesse. Solo così il Partito potrà presentare candidati validi, piattaforme valide che rispecchiano le necessità dell’Ontario urbano e rurale, e alternative valide al governo di Kathleen Wynne.
È stata accesissima! Forse troppo travolgente per “i comodi progressivi del centro città”. Al suo confronto Doug Ford è apparso finanche troppo mansueto. 
Quest’ultimo, da parte sua, si è adagiato sul mantra trumpiano: sono un uomo d’affari; so come realizzare le cose; diminuirò le tasse e lascerò che gli imprenditori facciano il resto. 
Probabilmente non è più una splendida linea di pensiero, visto l’impressione di inettitudine che si ha del presidente americano.
Ford, unico uomo che concorre contro tre donne, ha trattato comunque la questione del “comportamento sessuale inappropriato” nell’ambito lavorativo, politico o di altro genere, con determinazione accettabile. 
Dall’altro lato, Catherine Mulroney, sembrava contenta di offrire a tutte le domande l’immagine di una dama di compagnia, tranquilla e sicura di sé, “al di sopra della mischia”, attenta a non essere trascinata in deviazioni, sempre pronta a difendersi da colpi indecenti.
Se non fosse stato per il suo cognome (una benedizione o una maledizione per tutti i discendenti di personalità celebri) probabilmente non sarebbe neanche stata notata. 
Tuttavia ciò non significa che non abbia qualità valide. I suoi “consiglieri”  hanno sottovalutato l’opportunità di renderle note. Oppure il loro calcolo era di attirare l’attenzione sul sostegno ad “un’alternativa calma, ma parte del giro che conta”.
Nel corso della serata, comunque, quell’alternativa è sembrata essere Christine Elliot, dimostrando un’ampia comprensione dei problemi; affrontandoli con la sicurezza di chi ha già in mente delle soluzioni; e la capacità di separare le sfide pratiche del Partito dalle questioni più estese nel governo della provincia.
La sola tra tutti i candidati che gode di una esperienza elettiva, legislativa e di partito. Si è già trovata in una situazione simile. Questa volta con maggiore energia e compostezza.
Elliot è apparsa intenzionata a perseverare nel dare l’impressione della sua abilità ad “una gestione competente dei problemi” ed in seguito, possibilmente, offrire la “visione”  di un nuovo Ontario. 
C’è molto tempo per questa seconda opzione durante la campagna elettorale, forse.
Per adesso, i tesserati al partito devono prendere in considerazione il discorso secondo cui i Conservatori dovrebbero superare il disastro nel quale la troika Brown-Dykstra-Fedeli li ha trascinati, nella speranza sia una mera e temporanea battuta d’arresto. 
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