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Doug Ford nuovo leader PC, fratelli coltelli

Doug Ford nuovo leader PC, fratelli coltelli

TORONTO – La convention dei Conservatori, come dicono a Napoli, è finita a tarallucci e vino. E non poteva essere diversamente.
I conservatori  si erano preparati  bene alle elezioni di giugno. Il leader Patrick Brown aveva spostato il baricentro del partito  verso il centro con un programma moderato che poteva piacere anche agli elettori liberali. I Polls (sondaggi) gli davano ragione. Tutto sembrava filare liscio. Sennonché, all’improvviso, due misteriose e ancora anonime  donne denunciano Patrick Brown per presunte improprietà sessuali. Brown si dimette, dichiarandosi però innocente. 
I Conservatori nel panico non sanno che pesci pigliare. Decidono di fare la convention e di eleggere il nuovo leader, in fretta e furia. Emergono quattro volenterosi candidati: Christine Elliott, che ci aveva provato  già due volte senza successo, Caroline Mulroney, decisa a ripetere il colpo mancino di papà Brian, una novella arciconservativa  Tanya Granic Allens, decisa a riportare indietro l’orologio dei  diritti civili  ed infine Doug Ford, il più destro di tutti, che pur non avendo idee chiare su cosa fare o sul ruolo del governo della provincia – su cui crede decisamente – si è gettato a muso duro contro tutti,  incluso l’establishement del suo partito, proclamando imperterritamente  le cose che i populisti promettono  a favore dell’ipotetico popolo, che da milionario  pretende di poter rappresentare  meglio degli altri. 
Sulla sua  spinta,  gli altri candidati fulmineamente si sono spostati a destra, rimangiandosi il programma moderato di Pat Brown, approvato dal partito. Per rendere vivace la corsa ogni tanto, da fonti misteriose del partito conservatore sono trapelate insinuazioni su Brown, che viene riammesso a concorrere per la leadership, ma subito costretto a ritirarsi. I candidati partecipano compostamente ai consueti dibattiti, marciando decisamente verso  destra,  peggio di Trump. Tutti d’accordo, tutti uniti. Ma dietro le quinte si consuma una tragedia in puro stile shakespeariano. Il comitato esecutivo ha le sue idee e le sue preferenze. Ford proprio non va giù. Decidono di far votare con un sistema complesso che rende la legge elettorale italiana  un esempio di chiarezza.
Votano solo in 64 mila, meno della metà degli iscritti. Si vota in 124 distretti, con in palio in ogni distretto 100 punti. C’è chi sente puzza di brogli. Venerdì, cioè il giorno prima dell’annuncio dei risultati, sbuca il cavaliere senza macchia dal nome John Nunziata, ex deputato liberale. Si appella al giudice in nome della democrazia e della giustizia per estendere di una settimana il tempo per permettere a tutti di votare. 
L’avvocato del partito consevatore, uomo pragmatico, dice al giudice che non si può andare avanti all’infinito. Il giudice è d’accordo. Sabato è il giorno fatale. Nell’albergo  convengono  molti conservatori per sentire il nome del leader che condurrà le truppe alla conquista di Queen’s Park. L’annuncio avverrà alle ore tre pomeridiane. Passano un’ora, due, tre. Niente. 
Pare che un candidato abbia chiesto di ricontare i voti, ovviamente perchè aveva perso. E  pare anche che misteriosamente    gli scrutatori, per ragioni ignote, non riuscivano ad attribuire 1300 voti. Alle 7:37pm  viene dato il laconico annuncio:  "Ci sono piccoli problemi. Signore e signori andate a casa. Vi terremo informati. Stay tuned".
Il  partito che si vanta di essere  efficiente, competente, capace di amministrare, secondo il buon senso, non riesce nemmeno a organizzare l’elezione del leader. 
Nel giro di minuti l’unità del partito e la voglia di andare a battere i nemici lasciano spazio ai coltelli fratricidi. L’ex ministro Frank Klees, sostenitore di Ford, denuncia il comitato esecutivo che "deve dimettersi immediatmente" senza aspettare i risultati perchè, fa capire, non vuole Ford. 
Viene in soccorso  l’altro sostenitore di Ford, il peripatetico George Mammoliti, ora Giorgio, che  ha fulmineamente attraversato come una meteora tutto l’arco politico, da eletto con l’NDP nel 1990, dopo una fugace marcia di avvicinamento ai liberali, è finito a destra a sostenere Ford. Reclama trasparenza. Invano, tuttavia.
Nella tarda notte l’imbarazzante sceneggiata si conclude in sordina. Viene dato l’annuncio del risultato: Ford vince con 6202 punti contro Christine Elliott che ne ottiene 6049, nonostante il fatto che lei sia stata la più suffragata. CP24 conferma, inesplicabilmente: "alla terza votazione". Nessuno chiarisce il mistero dei voti ricevuti dai candidati e quando misteriosamente  sono avvenute la  seconda e terza votazione. Se si considera che hanno votato 64000 iscritti e che gli altri due candidati hanno ottenuto meno voti di Ford e Elliott dove sono andati a finire tutti gli altri voti? Mistero. Tutti contenti ora dietro il nuovo leader? Nemmeno per sogno. "Ci sono state molte irregolarità" denuncia Christine Elliott. Vedremo. La sceneggiata dei  fratelli coltelli  continua .
 
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