Conservatori, s’infiamma la corsa alla leadership

di Francesco Veronesi del February 6, 2018
TORONTO - A dieci giorni dalla deadline per la presentazione delle candidature, sembra ormai avere una fisionomia definitiva la corsa alla leadership del Progressive Conservative. Dopo Doug Ford e Christine Elliott, come era ampiamente previsto anche Caroline Mulroney ha ufficializzato la propria candidatura alla guida del partito dopo le dimissioni forzate di Patrick Brown, l’ex leader travolto dallo scandalo a sfondo sessuale insieme all’ex presidente Rick Dykstra. La figlia dell’ex primo ministro Brian ha subito messo le carte in tavola. A chi l’ha accusata di essere una neofita della politica, che non ha mai messo piede a Queen’s Park, Mulroney ha risposto di essere intenzionata a portare nell’assemblea provinciale “un altro tipo di esperienza, quella accumulata in vent’anni come avvocato e come imprenditrice”. Ford, invece, ha sottolineato come la sua avversaria sia troppo lontana dai problemi della gente. “Non l’ho mai incontrata - ha dichiarato l’ex consigliere comunale di Etobicoke - avendo lei vissuto negli Stati Uniti negli ultimi vent’anni”. 
“Vivo a Toronto da dodici anni - ha risposto Mulroney - e mi ricordo che siamo stati seduti a tavola insieme dieci anni fa e abbiamo parlato. Me lo ricordo, perché sono una buona ascoltatrice”.
Il messaggio della candidata leader è chiaro: la sua sarà una campagna che cercherà di evitare le polemiche. “Se lui vuole condurre una campagna di questo tipo - ha aggiunto - lo faccia pure. 
Io non sono quel tipo di persona, io voglio vedere il meglio nelle persone”. Mulroney, intanto, si è pure assicurata l’endorsement di Rod Phillips, uno dei potenziali candidati alla successione di Brown. “Dobbiamo scegliere - ha spiegato in un tweet - un leader che possa unire il partito e sconfiggere Kathleen Wynne. 
Sono convinto che Caroline Mulroney sia la leader di cui il PC ha bisogno”. Resta da capire come si posizioneranno i singoli componenti del caucus conservatore nei prossimi giorni. È chiaro che Ford punta al dialogo diretto con la base e i militanti, mentre Elliott cercherà di riguadagnarsi il sostegno degli mpp che già l’appoggiarono nella corsa alla leadership del 2015. Mulroney ha invece un’ulteriore carta da giocare: quella del cognome e del peso politico del padre, un elemento ancora spendibile che potrebbe dare forza e credito alla sua campagna.

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