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Brown si candida alla leadership, la telenovela continua

Brown si candida alla leadership, la telenovela continua

TORONTO – Colpo di scena dopo colpo di scena, continua la telenovela all’interno del Progressive Conservative. Patrick Brown, tre settimane dopo aver gettato la spugna in seguito alle accuse di comportamento sessuale inappropriato ai danni di due ragazze, decide di candidarsi alla leadeship del partito e lancia il guanto di sfida agli altri quattro contendenti, Doug Ford, Caroline Mulroney, Christine Elliott e Tanya Granic Allen.
“Quello che mi è accaduto – ha dichiarato Brown domenica pomeriggio, durante una manifestazione organizzata a Mississauga – non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico. Essere diffamato senza un giusto processo fa letteralmente venire il voltastomaco”.
“Venire emarginato – ha continuato l’mpp di Barrie – dal partito che io amo sulla base di notizie fabbricate mi ha colpito come una tonnellata di mattoni. Non possiamo certo vincere – ha poi aggiunto, rivolgendosi agli altri quattro candidati alla carica che ha ricoperto per due anni fino allo scorso 25 gennaio – se abbandoniamo la piattaforma elettorale sulla quale i nostri membri hanno lavorato così duramente”.
Ma la situazione all’interno del Progressive Conservative continua ad essere caotica. Poco prima della presentazione della candidatura di Brown  – a poche ore dalla deadline di venerdì fissata dai vertici del partito – il leader ad interim Vic Fedeli lo aveva espulso dal caucus conservatore. Tanto è vero che a partire da oggi, quando ripartiranno i lavori parlamentari a Queen’s Park dopo la pausa invernale, Brown sarà costretto a sedere come indipendente, e non tra le fila del partito che ha guidato dal 2015 e per il quale si è candidato come leader.
In ogni caso la corsa tra i candidati prosegue. I tesserati che si sono iscritti entro le 5 di venerdì pomeriggio, avranno modo di votare online tra il 2 e l’8 marzo il leader che guiderà il Progressive Conservative alle elezioni provinciali del 7 giugno prossimo. Ma anche su questo punto la polemica è destinata a durare a lungo. Prima delle dimissioni di fine gennaio Brown sosteneva che il partito, sotto la sua guida, avesse superato la stratosferica cifra dei 200mila tesserati. Fedeli, dopo il passo indietro di Brown, aveva dichiarato che almeno 67mila tessere risultavano inesistenti, lasciando trapelare che il caos tesseramento potesse essere ancora più profondo.
Nel frattempo tutti gli altri candidati hanno espresso il proprio disappunto per la decisione di Brown di scendere nuovamente in campo. “Non sta facendo il bene del partito – ha dichiarato la Mulroney – la corsa alla leadership non è l’ambiente ideale per cercare di ripulire la reputazione del proprio nome”.
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