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We Charity, nuovi guai per Trudeau

We Charity, nuovi guai per Trudeau

We Charity, nuovi guai per Trudeau

TORONTO – La controversa vicenda che ruota attorno alla ong We Charity si arricchisce di un nuovo capitolo. Ad aggiungerlo è stato il National Post, che ha pubblicato in esclusiva la notizia che nel 2017 il governo federale avrebbe contribuito con un lauto stanziamento di 1,18 milioni di dollari all’organizzazione del WE Day a Ottawa, in concomitanza con i festeggiamenti del Canada Day. Il problema, che conferma quanto questa vicenda possa essere fastidiosa per Justin Trudeau, è che all’evento partecipò in qualità di speaker anche la madre del primo ministro, Margaret.

Per ora non ci sono conferme su un eventuale pagamento di denaro a Margaret Trudeau in quella circostanza. Però la stessa ong la scorsa settimana ha confermato come la madre del leader liberale in passato sia intervenuta in 28 eventi organizzati da We Charity tra il 2016 e il 2020 per un compenso totale di 320mila dollari, con una media di circa 11mila dollari a discorso.

Stando alla documentazione del governo, i fondi messi a disposizione per l’evento del 2017 furono stanziati direttamente dal ministero della Cultura. Ma è evidente come possano emergere dei forti sospetti sul potenziale conflitto di interessi da parte di Justin Trudeau, perché all’epoca era già primo ministro, carica ricoperta dal 2015.

Il mezzo scandalo è scoppiato le scorse settimane quando era emerso il coinvolgimento di Trudeau, della moglie Sophie, di diversi componenti della famiglia del primo ministro e del ministro delle Finanze Bill Morneau nell’organizzazione non governativa.

Tra i vari provvedimenti che il governo federale ha attivato per aiutare la popolazione canadese nella fase più acuta della pandemia, troviamo uno stanziamento complessivo di 900 milioni di dollari per gli studenti interessati a fare volontariato al posto dei summer jobs, i lavori estivi non più disponibili per via del contagio di Covid-19.

Il cortocircuito – e con esso lo scivolone etico del primo ministro – nasce dal fatto che la gestione di quei fondi venne affidata a We Charity con un contratto unilaterale senza gara d’appalto aperta ad altre organizzazioni.

Trudeau nei giorni scorsi, recitando il mea culpa, ha sottolineato come la decisione del governo sia stata presa sulla base delle raccomandazioni avanzate dalla burocrazia. L’unico errore semmai – ha sottolineato il primo ministro – è stato quello di non essersi ricusato per possibile conflitto d’interessi quando il governo doveva prendere una decisione.

Ora però arrivano nuovi particolari che alzano il velo sui legami, le relazioni e gli intrecci tra i Trudeau e We Charity.

La questione ovviamente sta avendo ed avrà anche delle conseguenze politiche. Il Bloc Quebecois è pronto a presentare una mozione di sfiducia, mentre il premier del Quebec Francois Legault non ha chiesto le dimissioni di Trudeau, ma una soluzione temporanea per fare luce sulla vicenda: Trudeau si dovrebbe autos ospendere, lasciando gli incarichi ad interim alla sua vice Chrystia Freeland, per permettere alle indagini di fare il loro corso.

Il Partito Conservatore, dal canto suo, punta a soluzioni più drastiche. I tory chiedono che il primo ministro insieme a Morneau vada a testimoniare in commissione, un’ipotesi che per ora non è stata presa in considerazione da Trudeau.

Ma l’impressione generale è che se il leader liberale non sarà in grado di disinnescare velocemente questa bomba ad orologeria, il futuro del governo potrebbe avere un destino segnato. Già si discute di possibili elezioni anticipate per la prossima primavera.