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We Charity e stato d’emergenza, Trudeau di nuovo nel mirino

We Charity e stato d’emergenza, Trudeau di nuovo nel mirino

We Charity e stato d’emergenza, Trudeau di nuovo nel mirino

TORONTO – Fuoco incrociato su Justin Trudeau. Il primo ministro negli ultimi giorni è tornato nel mirino della critica nella controversa vicenda che ruota attorno a We Charity, l’associazione ong alla quale era stato affidato un contratto governativo di circa 900 milioni di dollari per la gestione dei fondi destinati al compenso dei ragazzi che volevano fare volontariato durante la pandemia.

Nel frattempo l’organizzazione e il governo hanno deciso di rescindere il contratto per via dei legami consolidatisi negli anni tra lo stesso Trudeau, la moglie Sophie e l’associazione.

Ma i problemi non finiscono qui, perché giovedì è emerso come alcuni parenti stretti del primo ministro abbiano ottenuto ricchi compensi per i loro interventi durante i convegni di We Charity: la madre Margaret avrebbe ricevuto circa 250mila dollari per 28 discorsi mentre il fratello Alexandre 30mila dollari in 8 diversi eventi. Si tratta di una situazione scottante, nella quale emerge anche il fatto che né il primo ministro né Bill Morneau, ministro delle Finanze si siano ricusati per conflitto d’interesse nel momento in cui è stato deciso di attribuire il contratto governativo all’ong.

La figlia di Morneau, infatti, sarebbe coinvolta direttamente nell’organizzazione sin dai tempi della pubblicazione di un suo libro, Kakuma Girls. Nel frattempo ci sono anche conseguenze concrete per quanto avvenuto negli ultimi giorni. We Charity, in seguito alla cancellazione del contratto, ha annunciato il licenziamento di 465 lavoratori che erano stati assunti dopo l’assegnazione della commessa di Ottawa.

Queste persone erano entrate a far parte dell’organizzazione con il compito specifico di gestire l’assegnazione diretta dei fondi che rientrano dentro il programma Canada Student Service Grant.

Ma i problemi del primo ministro non finiscono certo qua. Le opposizioni sono sul piede di guerra per la progressiva compressione delle prerogative parlamentari in seguito alle misure assunte dal governo durante il picco della pandemia. I conservatori, in particolare, chiedono che anche alla House of Commons si possa tornare alla normalità delle sedute, visto che l’emergenza sanitaria in Canada è ormai passata.

I deputati in questo momento continuano a riunirsi in seduta solamente una volta alla settimana. Nel frattempo il Bloc Quebecois starebbe preparando una mozione di sfiducia verso l’esecutivo, ma resta da capire fino a che punto gli altri partiti saranno pronti ad appoggiarla. Da un lato i conservatori non hanno ancora nominato il loro leader e sono tuttora guidati dal segretario ad interim Andrew Scheer.

Dall’altro l’Ndp di Jagmeet Singh non sembra intenzionato alle elezioni anticipate a meno di un anno di distanza dal voto del 2019: meglio rimanere l’ago della bilancia su ogni singolo provvedimento.

Contro il primo ministro, infine, si apre un altro fronte. Il costituzionalista italocanadese Rocco Galati, per conto dell’associazione Vaccine Choice Canada, ha lanciato una querela di carattere costituzionale contro il governo federale contro le misure attivate dal governo nel tentativo di frenare lo sviluppo della pandemia di Covid-19 che limiterebbero la libertà dei cittadini.

Insieme all’esecutivo federale, sono stati denunciati anche il governo provinciale, il comune di Toronto, i più alti responsabili delle cariche sanitarie federali e provinciali e la CBC.