CorrCan Media Group

Villa Charities, sempre più lontana dalla comunità

Villa Charities, sempre più lontana dalla comunità

TORONTO –  «Mentre da una parte Villa Charities è alla ricerca di nuovi punti da sottoporre nel nuovo progetto al Toronto Catholic District School Board per giustificare lo smantellamento del Columbus Centre, dall’altra i servizi offerti dal Columbus Centre continuano inesorabilmente a peggiorare». 
Ad accusare il deterioramento è Ian D. MacDonald, che le strutture sportive del Columbus Centre le frequenta da decenni e che ha recentemente fondato CASA (Columbus Athletic & Social Association) proprio per manifestare il disappunto della comunità per la prospettata demolizione. 
MacDonald ha messo nero su bianco tutte le pecche che ha riscontrato, così come anche altri soci,  nelle gestione del Columbus Centre. In una lettera inviata al presidente e Ceo di Villa Charities, MacDonald fa ad esempio notare che dal 1º agosto scorso l’orario di apertura del caffè è stato cambiato: adesso di mattina è aperto dalle 8 alle 10 e la domenica è chiuso. «È frustrante  soprattutto per i membri del Columbus Centre che arrivano prima delle 6 di mattina non poter acquistare un caffè o uno snack prima di recarsi al lavoro. Questo nuovo orario adesso rende il caffè inutile».
Ma anche l’Health Club non è esente da problemi. «Un membro di CASA ha detto che è allo sfacelo. Insetti sono stati trovati recentemente negli spogliatoi,
 
appena si entra si avverte un odore di fogna. gli asciugamani per il nostro uso sembrano pezzi di cartone, il tappeto viene tenuto assieme dal nastro adesivo mentre la vasca idromessaggi delle donne non è più in funzione da due anni», scrive ancora MacDonald. 
Un altro membro disgustato dal modo con cui il Columbus Centre viene gestito in questi ultimi tempi  ritiene che così facendo Villa Charities voglia inviare un messaggio: «Con la mancanza di servizio e il rifiuto di riparare quel che non va nel Columbus Centre sembra che vogliano incoraggiare le persone ad andar via dal Columbus Centre quando invece il loro compito è quello di incoraggiare le persone a diventare membri e non di allontanarle. Secondo me vogliono far scendere il tesseramento fino al punto in cui il centro deve essere chiuso a causa della mancanza di persone che usano la struttura».
Alla fine della lettera MacDonald pone delle domande a Di Caita: è davvero vostra intenzione allontanare i membri dal Columbus Centre? Come spiega la diminuzione del servizio e l’aumento dal 1º ottobre del 10% della tessera? 
L’agguerrito membro del centro voluto dalla comunità italiana quasi trent’anni fa, conclude con amarezza affermando che «i membri non condividono la visione di Villa Charities per quel che riguarda il futuro del Columbus Centre e neppure sono stati consultati quando hanno progettato il suo futuro». MacDonald lamenta infatti l’esclusione dei 4.000 membri del Columbus Centre dalle decisioni del board di Villa Charities. «È come se non esistessero, anche se sono il più grande numero di persone nella comunità al quale Villa Charities dovrebbe offrire i suoi servizi – constata – fino a quando non ci sarà la rappresentazione proporzionale della nostra comunità nel board di Villa Charities, i capricci di pochi saranno imposti ai membri del Columbus Center senza il loro consenso». 
Intanto ieri c’è stato un incontro a porte chiuse tra Villa Charities e il board cattolico di Toronto. 
 

More in Canada