Una risposta globale contro il coronavirus, tra illusione e utopie

di Francesco Veronesi del June 4, 2020

TORONTO - Alla sfida mondiale lanciata dalla pandemia di Covid-19 serve una risposta globale. Lo ha ribadito ieri Justin Trudeau, per la terza volta nell’arco di tre settimane, durante un meeting virtuale dell’Organizzazione degli Stati Africani, Caraibici e Pacifici (OACPS).

Il messaggio del primo ministro canadese continua a essere sempre lo stesso: nessuna Nazione può affrontare da sola la crisi sanitaria e la crisi economica provocate dal coronavirus, per questo motivo la comunità internazionale dovrebbe rispondere con decisioni coordinate e condivise. Ma la realtà è ovviamente un’altra.

Sin dall’inizio dell’emergenza, ogni Nazione è andata per conto suo, chiudendo le frontiere, approvando restrizioni diverse le une dalle altre, nella caotica gestione del contagio. Ogni Paese ha dato una propria risposta e i risultati, come stiamo vedendo, non sono omogenei tra loro.

Lo stesso discorso vale per il riavvio delle singole economie nazionali, con il progressivo e graduale allentamento delle restrizioni e la lenta uscita dal lockdown nazionale.

La portata utopica di una risposta globale coordinata e condivisa è d’altronde esemplificata anche da quello che sta succedendo qui in Canada, dove le singole Province hanno affrontato la fase dell’emergenza e quella della riapertura in modo asimmetrico e scoordinato.

Oggi un genitore in British Columbia può decidere se mandare il proprio figlio a scuola, mentre in Ontario se ne riparlerà a settembre, con i piani di riapertura degli istituti scolastici ancora in alto mare. In tutto il Paese abbiamo assistito a una riapertura a macchia di leopardo, con alcune province molto più avanti delle altre.

Partendo da questo dato, la pretesa che addirittura a livello mondiale possa esserci una risposta coordinata appare illusoria. Difficile immaginare che possa esserci un accordo tra la fronda dei “Covid-scettici”guidati da Donald Trump e Jair Bolsonaro, tra chi ha negato la pericolosità del coronavirus e poi l’ha accettata dopo qualche giorno trascorso in terapia intensiva (Boris Johnson), tra chi è accusato di non aver agito con la dovuta trasparenza (Xi Jinping) e chi, come l’intera Unione europea, ha rischiato un vero e proprio tracollo interno per lo scontro tra i vari Stati sul fondo finanziario destinato alla ripresa economica.

L’idea di un’azione coordinata mondiale contro l’emergenza Covid-19 può essere alla fine dei conti una buona dichiarazione d’intenti e poco altro. Perché l’effetto dirompente della pandemia non ha unito la comunità globale, equamente minacciata dal contagio, ma al contrario ne ha acuito le divisioni, le differenze, i piccoli singoli egoismi.

Il dato politico, sul versante canadese, semmai è un altro. È del tutto evidente come Trudeau stia cercando di posizionare il Canada come un Paese promotore di un piano di ripartenza globale nell’ottica di un diverso obiettivo - del tutto legittimo, peraltro - ovvero quello di ottenere il seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

E per farlo il Canada ha bisogno di assicurarsi i voti delle Nazioni africane, caraibiche e centroamericane, nazioni che per vincere la sfida contro la pandemia hanno bisogno di un sostegno significativo da parte dell’intera comunità internazionale.

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Secco no del ministro Naidoo-Harris al TCDSB
di Mariella Policheni il February 15, 2018
La Lettera del Ministro Indira Naidoo-Harris a Barbara Popwlaski
 
TORONTO - Il Columbus Centre non si tocca. Il no allo stanziamento degli oltre 32 milioni di dollari dal governo provinciale è arrivato ieri con la dichiarazione del ministro dell’Istruzione Indira Naidoo-Harris. Il denaro già assegnato per la costruzione di un nuovo edificio per la Dante Alighieri Academy non sarà stanziato se il progetto di ridurlo a un cumulo di detriti non verrà cancellato. 
La Naidoo-Harris tramite una breve dichiarazione che pubblichiamo in questa pagina informa la chair del Toronto Catholic District School Board Barbara Poplawski della decisione presa con il suo caucus. Il ministro ha inviato la sua dichiarazione in copia anche agli mpp Mike Colle, Laura Albanese e Mario Sergio, al direttore all’Istruzione del board Rory McGuckin e alla trustee Maria Rizzo. “Vi scrivo per informarvi che il Ministero della Pubblica Istruzione non sosterrà un progetto scolastico che consenta la demolizione dello storico Columbus Centre”, si legge. Parole chiare, che non lasciano spazio al minimo dubbio: non c’è alcun tentennamento, nessuno spiraglio dal governo dell’Ontario se i trustee del TCDSB continueranno a sostenere il progetto e la conseguente distruzione del Columbus Centre. 
La comunità ha parlato e continua a farlo. Indira Naidoo-Harris, ministro dell’Istruzione dal mese scorso, l’ha ascoltata. 
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