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Tutto e il contrario di tutto: Trump se la suona e se la canta

Tutto e il contrario di tutto: Trump se la suona e se la canta

TORONTO – Di tutto, di più. Il presidente Usa, Donald Trump, un giorno dice una cosa e il giorno dopo la smentisce. Anzi, afferma l’esatto contrario. Ad un ritmo incredibile. Da record.
Putin? Un nemico. Salvo poi diventare un amicone, alla faccia degli americani che non hanno mai capito niente della Russia. Kim? Un folle, da spazzare via quanto prima. Peccato che poi si trasformi in un “fantastico” quasi-alleato. E poi l’Iran. Un Paese di pazzi scatenati. Però il giorno dopo “faremo accordi con loro”, come ha dichiarato ieri Trump che poi, già che c’era, ne ha sparata un’altra: “I dazi? Aboliamoli”.
L’IRAN “Siamo pronti a concludere un vero accordo” sul nucleare “con l’Iran, non come il precedente, che era un vero disastro”. Il presidente americano l’ha detto l’altro ieri ad una convention di veterani a Kansas City. L’ennesimo dietrofront clamoroso, dopo l’avvertimento lanciato al presidente iraniano Hassan Rohani che ha sua volta aveva invitato Trump a stare attento, a non scherzare con il fuoco.
LA COREA E poi Kim, il leader della Corea del Nord. “Abbiamo avuto un meeting fantastico con il presidente Kim, le cose sembrano procedere davvero bene”, ha detto il presidente Usa sempre alla convention dei veterani. La “love story” con il dittatore continua, dopo un inizio burrascoso…
LA GUERRA “Non chiediamo più scusa per l’America. Prendiamo posizione per l’America, ci alziamo per i patrioti che difendono l’America e per il nostro inno nazionale”, ha detto davanti ai veterani, aggiungendo che “essere pronti per la guerra è uno dei mezzi più efficaci di preservare la pace”, citando George Washington e ricordando ancora una volta gli stanziamenti per la difesa previsti dal bilancio.
I DAZI Poi c’è Twitter. Dove il magnate si scatena ogni giorno, sparandone una dietro l’altra come se non ci fosse un domani.
“Ho un’idea per l’Unione Europea: gli Stati Uniti e l’Ue dovrebbero abbattere tutti i dazi, le barriere e i sussidi! Questo finalmente sarebbe il libero mercato e un commercio equo. Mi auguro che lo facciano, noi siamo pronti, ma non lo faranno”… è la frase – una delle tante – lanciate ieri da Trump sul social network. Un altro cambio di rotta, dunque, rispetto alle dichiarazioni e decisioni precedenti, che avevano innescato lo scontro sui dazi con l’Unione Europea.
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea era iniziata il primo giugno scorso, con la decisione di Trump di imporre dazi del 25% sull’importazione di acciaio e del 10% sull’alluminio: decisione che aveva reso per le aziende statunitensi più costoso importare i beni prodotti in Ue. Il presidente Usa aveva giustificato la scelta con la necessità di fare fronte ad “un assalto al nostro Paese”.
L’Unione Europea aveva risposto il 20 giugno, imponendo tariffe doganali su alcuni prodotti americani: bourbon, whisky, sigari, sigarette, altri prodotti del tabacco, jeans e magliette di cotone, vari tipi di succo d’arancia e di mirtillo, di riso parboil e di mais confezionato. Ma anche motociclette sopra i 500 di cilindrata, imbarcazioni e yacht, motori per barche, canoe e carte da gioco (l’unico prodotto con un dazio aggiuntivo limitato al 10%).
“La decisione unilaterale e ingiustificata degli Usa di imporre tariffe su acciaio e alluminio contro l’Ue non ci ha lasciato altra scelta”, aveva spiegato la commissaria del Commercio Ue, Cecilia Malmstrom: le contromisure sono “proporzionate e pienamente in linea con le regole del Wto”.
LE ALTRE SPARATE Di “uscite” di Trump ce ne sarebbero altre, ma non c’è più spazio. Ne ha già sparate veramente troppe per farcele stare tutte.

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