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Trudeau come Harper: Canada sconfitto da Norvegia e Irlanda

Trudeau come Harper: Canada sconfitto da Norvegia e Irlanda

Trudeau come Harper: Canada sconfitto da Norvegia e Irlanda

TORONTO – Justin Trudeau come Stephen Harper. Il Canada ieri ha perso la sfida con la Norvegia e l’Irlanda per un posto come membro non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La Norvegia ha totalizzato 130 voti, l’Irlanda 128 mentre il Canada si è fermato a 108.

In passato abbiamo assistito a delle vere e proprie votazioni fiume: nel 1979, ad esempio, furono necessari ben 155 votazioni per arrivare al risultato finale, in quanto era necessario raggiungere almeno due terzi dei voti per guadagnare il seggio. Ieri non è stato così: è bastata una votazione per decretare la sconfitta.

L’obiettivo del Canada, come aveva ribadito ieri il primo ministro Justin Trudeau, era quello di entrare nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membro non permanente per poter esercitare maggiore influenza su alcuni temi di grande importanza, dall’ambiente al sostegno ai Paesi in via di sviluppo, passando per la promozione del multilateralismo e delle politiche anti protezionistiche.

In realtà, la presenza nel Consiglio aveva certamente un valore simbolico, ma va ricordato che il potere di veto – che è la vera chiave di come agisce lo stesso Consiglio di Sicurezza – rimane solamente a cinque Paesi: Stati uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna. Per Trudeau si tratta di una pesante sconfitta politica, visto che il governo negli ultimi 5 anni ha speso più di 2 miliardi di dollari per sponsorizzare la propria candidatura.

Il Canada in passato ha ottenuto il seggio per ben sei volte, anche se manca dal 2000. Il governo guidato dal conservatore Stephen Harper cercò, invano, di far votare il Canada nel 2010, ma Ottawa venne battuta sul filo di lana dalla Germania e dal Portogallo.

Le previsioni della vigilia parlavano di una votazione per nulla scontata, con Norvegia e Irlanda sostenute in blocco dai Paesi europei e con il Canada che basava le sue reali chance di vittoria sulla fitta rete di rapporti di Trudeau con capi di Stato e di governo dei Paesi africani, caraibici e sudamericani.

In questo tipo di votazione, tuttavia, non c’è mai nulla di scontato. Il voto rimane comunque segreto e non c’è modo di verificare se l’eventuale intenzione di voto di un Paese si materializza poi anche nell’urna.

“Nell’arco degli ultimi mesi – aveva dichiarato in mattinata il primo ministro – sia che si sia trattato di Covid, o di sviluppo, o di riforme finanziarie, o di cambiamenti climatici, o di azioni peacekeeping o di sicurezza delle donne, abbiamo sempre guadato avanti promuovendo un approccio multilaterale. Indipendentemente da quelli che saranno i risultati della votazione, il Canada continuerà il proprio impegno sul palcoscenico internazionale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ministro degli Esteri Francois-Philippe Champagne. “Questo – aveva sottolineato l’esponente del governo liberale – rappresenta un grande momento per il Canada. Il mio compito è quello di promuovere la nostra missione. Voglio che il Canada sia in grado di essere fonte di ispirazione nel mondo per i suoi valori e i suoi principi”.

Sempre ieri, intanto, Trudeau ha fatto sapere che il governo federale presenterà una fiscal snapshot, un’istantanea sullo stato delle nostre finanze, il prossimo 8 luglio in parlamento. Non si tratta né del budget né del tradizionale fiscal update, ma semplicemente si un’analisi accurata sui livelli di spesa che Ottawa ha dovuto affrontare per limitare i danni sanitari ed economici della pandemia di Covid-19.