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Trudeau al G20: una lotta globale contro il Covid-19

Trudeau al G20: una lotta globale contro il Covid-19

Trudeau al G20: una lotta globale contro il Covid-19

TORONTO – Una lotta globale senza quartiere contro il Covid-19. È quanto è stato stabilito ieri dai capi di Stato e di governo che hanno partecipato al primo vertice “virtuale”G20 della storia.

L’emergenza coronavirus è stata al centro della discussione nella conference call, come ha confermato Justin Trudeau nel suo discorso alla Nazione durante il suo ultimo giorno di quarantena.

“Abbiamo convenuto sul fatto che in questo momento ci sia il bisogno di un coordinamento globale contro la pandemia provocata dal Covid-19. L’unico modo per poter vincere questa sfida è attraverso la piena collaborazione tra tutti quanti: serve un’azione comune da parte della comunità globale”. Anche perché tutti i Paesi al mondo si trovano in una situazione d’emergenza.

“Serve una risposta globale, sia per la circolazione del materiale medico e le merci, sia per la ricerca di un potenziale vaccino”.

Il comunicato finale. Il G20, sommando i vari singoli interventi statali, immetterà 5mila miliardi di dollari nell’economia mondiale per superare l’impatto sociale, economico e finanziario del coronavirus. “Sosteniamo le misure straordinarie prese dalle banche centrali in linea con il loro mandato e sosteniamo le misure prese dal Fmi e dalla Banca Mondiale a sostegno dei Paesi che hanno bisogno – si legge nel comunicato finale reso pubblico a conclusione della teleconferenza – . Il virus non ha confini, combatterlo richiede una risposta globale trasparente, robusta, coordinata nello spirito di solidarietà. Siamo impegnati a un fronte unito contro questa minaccia comune”.

Il G20 ribadisce quindi che “l’obiettivo è quello di realizzare un contesto commerciale e di investimenti libero, giusto, non discriminatorio, trasparente e stabile, e a mantenere i nostri mercati aperti. Ci impegnano a continuare a lavorare insieme per facilitare gli scambi commerciali internazionali e coordinare risposte al coronavirus in modo da evitare interferenze non necessarie con il traffico e gli scambi internazionali”.

La quarantena obbligatoria. Un altro tema affrontato da Trudeau durante il suo intervento di ieri è quello della quarantena obbligatoria per chi torna dall’estero. Il provvedimento era già stato annunciato mercoledì e anche ieri il primo ministro ha ribadito la svolta del governo: non siamo più di fronte a una raccomandazione da parte delle autorità sanitarie, ma un obbligo che prevederà anche multe e, in ultima istanza, per Justin Trudeau sino il carcere.

Gli aiuti di Ottawa. Il leader liberale ha poi enfatizzato gli sforzi da parte del governo per fare fronte all’emergenza. Trudeau ha confermato che i 107 miliardi di dollari stanziati attraverso il Bill-19 rappresentano un primo significativo passo per garantire aiuti concreti ai lavoratori, alle famiglie e alle imprese del nostro Paese. Il pacchetto di aiuti è costituto da 55 miliardi di dollari in esenzioni fiscali resi possibili dallo spostamento della dichiarazione dei redditi – elemento questo che dovrebbe lasciare maggiore liquidità nelle tasche dai contribuenti – e da interventi diretti per un totale di 52 miliardi di dollari.

In particolare la nuova legge ha creato il Canadian Emergency Response Benefit (CERB) che permetterà di ricevere un assegno di 2mila dollari al mese per sedici settimane per chi ha perso il posto di lavoro a causa dell’emergenza, per chi deve stare in quarantena o in auto isolamento e non può andare a lavorare o per chi è costretto a stare a casa per accudire un familiare malato.

Militari Usa ai confini. Trudeau infine ha confermato che il governo canadese è contrario all’ipotesi, che ormai sta circolando da giorni, della possibile militarizzazione dei confini da parte di Washington. “Il Canada e gli Stati Uniti – ha ribadito il leader liberale – hanno il più lungo confine non militarizzato del mondo. È davvero nell’interesse di entrambi che rimanga così”.

Il primo ministro ha sottolineato che la nomina della nuova ambasciatrice canadese negli Stati Uniti, Kirsten Hillman, rappresenta un tassello importante per quanto riguarda le relazioni tra i due Paesi, che dall’inizio della crisi si stanno muovendo nella stessa direzione. Al momento Canada e Usa hanno chiuso le frontiere, lasciando libera la circolazione solamente ai lavoratori essenziali. Ma è evidente che vi siano delle divergenze tra Ottawa e Washington sull’ipotesi della presenza dei militari americano lungo il confine, un fatto che non avviene dal 1814.

Sulla questione è intervenuta nel primo pomeriggio anche Chrystia Freeland. “Il governo canadese – ha dichiarato la ministra degli Esteri – si oppone con forza all’idea dell’invio di truppe americane ai confini”per intercettare i migranti illegali come parte del piano di risposta alla pandemia Covid-19. “Ci opponiamo e lo abbiamo detto chiaramente alla controparte americana. Alla fine comunque ogni Paese assume le proprie decisioni. Ma tra di noi esiste una partnership importante di valori e per questo vogliamo chiarire qual è la posizione canadese sulla questione”.