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St John’s Ward, parte della storia italocanadese

St John’s Ward, parte della storia italocanadese

TORONTO – Il St John’s Ward, conosciuto semplicemente come il Ward, è una parte storica dell’esperienza italocanadese a Toronto. Attualmente ospita una sezione significativa del settore sanitario e della giustizia di Toronto. Ma non è sempre stato così. Dagli ultimi anni del 1880 alla prima metà del Ventesimo secolo è servito come luogo di transizione per i nuovi immigrati nel giovane Paese. L’ultimo appezzamento di terreno non sviluppato, nascosto tra il palazzo di Giustizia e Osgood Hall, era un parcheggio asfaltato fino a pochi mesi fa.

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Quindi, i piani della infrastrutture dell’Ontario per una nuova corte di giustizia sul sito, e i seguenti scavi hanno fatto scoppiare un nuovo interesse nella storia di Toronto, come si vede da alcuni reperti portati alla luce.

Ciò che è stato davvero eccitante è stata la fiducia data ad alcuni ad alcune burocrazie per raccontare la storia della gente che ha abitato la Città della Regina, cioè Toronto, almeno nel St John’s Ward.

Essi erano afroamericani in fuga dagli Usa, cinesi (molti portati a lavorare nell’espansione della rete ferroviaria attorno a Toronto), ebrei russi (la maggior parte reclutati sotto le politiche migratorie di Clifford Sifton), slavi (Polacchi, Ucraini) reclutati allo stesso modo, e italiani.

Le loro storie sono davvero eroiche. Alcune tragiche. Altre di successi favolosi. Tutte quante, comunque, cariche di agonia, sofferenza, sacrificio e un’indomabile volontà di superare le avversità

Sono andato alla conferenza stampa organizzata dal ministero delle Infrastrutture dell’Ontario l’8 dicembre 2016, invitato apparentemente all’ultimo momento perché uno dei ricercatori aveva trovato prove della presenza di italiani indietro nel 1916 – come i Pasquale Brothers – e aveva pensato che il Corriere poteva essere interessato.

Hanno catturato la nostra attenzione. La presenza degli italocanadesi a pochi isolati a Nord e a Ovest dalla zona degli scavi era a loro virtualmente sconosciuta. Non per colpa loro. È una storia non raccontata di difficoltà e conquiste contro le spinte oppressive in una terra straniera, a volte inospitale.

Nelle prossime settimane, il Corriere intende riempire il vuoto con foto e racconti. Pensiamo che questo possa essere un importante contributo al mosaico del Canada in occasione del 150esimo anniversario nel 2017. E un tributo a coloro il cui coraggio ha contribuito a formare “i valori canadesi”

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