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Spinte per riaprire, dubbi sull’ipotesi immunità di gregge

Spinte per riaprire, dubbi sull’ipotesi immunità di gregge

Spinte per riaprire, dubbi sull’ipotesi immunità di gregge

TORONTO – Continua il pressing a livello provinciale per arrivare alla fase 2.

La scorsa settimana il premier del Saskatchewan Scott Moe ha annunciato un piano in cinque fasi che verrà attuato nelle prossime settimane per un graduale rientro alla normalità.

Il New Brunswick, che negli ultimi giorni non ha registrato nuovi casi di Covid-19, ha già allentato un po’ la presa, riaprendo i parchi e le spiagge provinciali. Il premier Blaine Higgs ha annullato alcune restrizioni, permettendo alle famiglie di scegliere una seconda famiglia con la quale potranno esserci contatti, mentre due colleghi di lavoro potranno viaggiare insieme in macchina, con il passeggero che però potrà stare solamente dietro.

Insomma, si va avanti con la politica dei piccoli passi, compreso quello di consentire a gruppi fino a dieci persone di riunirsi nelle prossime settimane, sempre se non vi saranno nuovi incrementi nel numero dei contagiati.

In Ontario e in Quebec si va verso la stessa direzione: questa settimana Doug Ford e Francois Legault presenteranno la loro road map per la riapertura e il riavvio dell’economia nelle rispettive province.

I numeri degli ultimi due giorni stanno confermando come si sia arrivati al picco della curva grazie alle misure di distanziamento sociale.

Nel frattempo a livello federale il dibattito verte, ancora una volta, sull’ipotesi dell’immunità di gregge. La tesi, cioè, che sostiene la creazione di una sorta di immunità generalizzata quando una certa percentuale della popolazione è entrata in contatto con il virus, sviluppandone gli anticorpi.

Ma la polemica riguarda questo delicato passaggio: a livello scientifico, infatti, non esiste alcuna sicurezza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha avvertito i governi a non dare una patente d’immunità a quanti sono guariti dal Covid-19, sottolineando che non vi siano prove che una persona guarita non possa ammalarsi di nuovo.

Non vi sono certezze sul fatto “che persone guarite dal Covid-19 che hanno gli anticorpi siano protette da una seconda infezione”, sottolinea l’Oms.

L’Organizzazione mondiale della sanità dichiara di essere in generale a favore dei test per individuare chi ha sviluppato anticorpi “in quanto sono importanti per la comprensione dell’estensione dell’infezione e dei fattori di rischio associati”.

Tuttavia si fa notare che tali esami sierologici non sono in grado di determinare se gli anticorpi possono difendere da una seconda infezione.

Inoltre sono stati posti sul mercato globale diversi test per individuare gli anticorpi ma la loro attendibilità e accuratezza deve essere ulteriormente vagliata.

Una tesi questa ribadita sabato anche dalla dottoressa Theresa Tam, Chief Public Health Officer federale. “L’idea che si possa generare una immunità naturale – ha sottolineato – è qualcosa che non dovremmo prendere sotto gamba. Dobbiamo anzi avere la massima cautela verso questa ipotesi”.

Di fronte a tutto questo, il primo ministro continua a predicare prudenza. Il pieno rilancio dell’economia è ancora molto lontano, ha lasciato intendere Justin Trudeau, e allentare le misure restrittive troppo presto potrebbe avere delle gravi conseguenze.