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«Se non allentiamo le misure morirà l’economia»

«Se non allentiamo le misure morirà l’economia»

«Se non allentiamo le misure morirà l’economia»

TORONTO – Allentare le misure anti-Covid. Perché a rischio, adesso, c’è la salute dell’economia. È questo, in estrema sintesi, l’appello lanciato da 18 leader sanitari canadesi attraverso una lettera aperta al premier Justin Trudeau. Una lettera che non ha mancato di suscitare le perplessità di altri medici piÙ propensi, invece, a mantenere le misure in atto per portare a zero il numero di contagi.

Tra i firmatari c’è innanzitutto Gregory Taylor, l’immediato predecessore di Theresa Tam come capo federale della sanità pubblica. E poi David Butler-Jones, il primo ufficiale di sanità pubblica del Paese; Bob Bell, ex viceministro della Sanità dell’Ontario; Onye Nnorom, presidente dell’Associazione dei Medici Neri dell’Ontario; e, ancora, Vivek Goel, ex presidente di Public Health Ontario.

Nell’appello, rivolto anche ai premier provinciali, i 18 leader chiedono un «approccio più equilibrato» al coronavirus, che protegga coloro che sono più esposti al rischio di morire di Covid-19 – vale a dire gli anziani – consentendo, al tempo stesso, al resto della società di tornare a «qualcosa di più vicino alla normalità».

«L’obiettivo di prevenire o contenere ogni caso di Codiv-19 non è più sostenibile in questa fase della pandemia – si legge nella lettera – Dobbiamo accettare il fatto che il virus sarà con noi per un po’ di tempo e trovare modi per affrontarlo».

La lettera aperta giunge in un momento in cui il Canada, nonostante la difficilissima situazione nei vicini Stati Uniti, sembra in una fase di graduale uscita dall’emergenza-Covid. Tutte le province sono alle prese con i diversi piani di riapertura, i ristoranti hanno ripreso a ricevere avventori nei dehors, i negozi hanno riaperto seppur con regole su mascherine e distanziamento fisico.

Del resto il Paese ha riportato meno di 500 nuove infezioni al giorno dalla seconda settimana di giugno, in calo rispetto alle medie comprese tra 1.500 e 1.700 al giorno tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, quando i nuovi casi avevano raggiunto il picco. Anche i ricoveri e le morti negli ospedali sono in calo e lunedì l’Ontario non ha riportato nuovi decessi per la prima volta dal 15 marzo.

«Il Covid-19, ovviamente, è una grave minaccia per la salute pubblica», afferma il dottor Goel, che ha contribuito alla stesura della lettera ed è professore presso la Scuola di Sanità Pubblica “Dalla Lana” dell’Università di Toronto, aggiungendo che «però le misure che abbiamo adottato stanno aumentando le disuguaglianze».
Goel ha affermato che il Canada rischia, infatti, di “azzoppare” la propria economia se non allenta ulteriormente alcune delle restrizioni relative al coronavirus. «Man mano che la trasmissione nella comunità diminuisce, dobbiamo iniziare a porre domande del tipo: “Vogliamo mantenere i ristoranti operativi con una capacità del 20 o del 30%, che è ciò che il mantenimento dei due metri di distanza li costringe a fare?”».

L’Agenzia per la Sanità Pubblica del Canada afferma che le questioni sollevate nella lettera sono state «già coerentemente riconosciute» dall’agenzia stessa e che sta continuando a «lavorare con i partner provinciali e territoriali e le altre parti interessate per affrontarle, sia strategicamente che attraverso un’ampia gamma di attività programmatiche e operative».

Ma, dicevamo, non mancano le critiche. Irfan Dhalla, medico e vicepresidente di Unity Health Toronto che ha incoraggiato il Canada a lottare per zero casi, ricorda che «i luoghi che sono stati in grado di riportare i bambini a scuola e le persone al lavoro sono gli stessi che hanno mirato all’eliminazione del virus». Amy Greer, epidemiologa all’Università di Guelph, ha a sua volta dichiarato di non essere d’accordo «sul fatto che dovremmo considerare un approccio che significa, praticamente, che dobbiamo rilassarci».

In risposta alla lettera, il ministro della Sanità dell’Ontario Christine Elliott, ha detto che l’approccio prudente della Provincia alla riapertura ha avuto finora successo. «Quello che non vogliamo che succeda è aprire tutto, all’improvviso, e poi vedere gli impatti sulla salute pubblica che potrebbero derivarne», ha sottolineato.