CorrCan Media Group

Scontro a Ottawa sulle misure, premier in ordine sparso

Scontro a Ottawa sulle misure, premier in ordine sparso

Scontro a Ottawa sulle misure, premier in ordine sparso

TORONTO – Il governo federale non farà ricorso all’Emergency Act, almeno non ora. Lo ha ribadito ieri Justin Trudeau durante il suo discorso alla Nazione, durante il quale il primo ministro ha sottolineato come su questo punto non sia stata riscontrata l’unanimità tra i premier delle Province e dei Territori canadesi.

Allo stesso tempo, però, il leader liberale ha ribadito che per il futuro, anche quello più immediato, non è stata esclusa alcuna ipotesi: nel caso in cui le misure messe in piedi per arginare il contagio non dovessero produrre risultati apprezzabili, il governo federale potrebbe attivare l’Emergency Act, una legge provvisoria che garantisce all’esecutivo una vasta gamma di poteri di limitazione nei confronti del cittadini e che sposta alcune prerogative e funzioni dalle Province a Ottawa.

A quanto pare le maggiori resistenze sarebbero arrivate dal premier del Quebec François Legault, che nei giorni scorsi – come altri leader provinciali – ha dichiarato lo stato d’emergenza e che ha già messo in atto delle misure estremamente restrittive per far rispettare le indicazioni che arrivano dalle autorità sanitarie sulla distanza tra i singoli cittadini e sul rispetto della chiusura obbligatoria per numerosi esercizi commerciali non ritenuti essenziali.

“Ancora non sappiamo quanto tempo durerà questa emergenza – ha dichiarato Trudeau – se settimane o mesi. Ma sappiamo che questo dipenderà anche dai comportamenti e dalle responsabilità di tutti quanti”.

Nel frattempo è iniziata ieri la verifica parlamentare del pacchetto di aiuti da 82 miliardi di dollari annunciati mercoledì scorso dal ministro delle Finanze Bill Morneau. La votazione sulle misure doveva essere estremamente veloce, al momento in cui andiamo in stampa i 31 deputati convocati a Ottawa – e suddivisi proporzionalmente a seconda dei rapporti di forza presenti alla House of Commons tra i vari partiti – non hanno ancora dato il via libera definitivo.

Anche in questa fase si è verificata una polemica tra la maggioranza e il Partito Conservatore, per la presenza nella prima bozza del documento di una clausola che nella sostanza avrebbe permesso al ministro delle Finanze di intervenire su provvedimenti legati alle tasse dei cittadini e delle imprese senza il consenso e l’approvazione del parlamento. Questo passaggio non è piaciuto alle opposizioni, in particolare al leader conservatore Andrew Scheer, che ne ha chiesta l’immediata rimozione.

A creare ulteriore incertezza la presenza di Scott Reid, deputato tory non ufficialmente invitato, che minaccia di far saltare il requisito di unanimità necessario per l’approvazione rapida.

La maggioranza liberale è quindi intervenuta, ha cestinato il passaggio incriminato e ha ripresentato un nuovo progetto di legge. La mossa è stata accolta positivamente dalle opposizioni, che però nel primo pomeriggio hanno presentato altre obiezioni su quattro punti specifici.

“Abbiamo negoziato in buona fede con il governo – ha sottolineato Scheer – riteniamo che vi siano molti aspetti della legge che sono antidemocratici e toglierne uno non risolve il problema. La soluzione è semplice: se il governo presenta un progetto di legge focalizzato sugli aiuti, allora lo approveremo velocemente. Focalizziamoci sull’aiutare i canadesi e non sul concedere al governo poteri senza precedenti”.

Secondo il pacchetto di misure volute da Morneau, i canadesi nei prossimi mesi potranno godere di esenzioni fiscali pari a 55 miliardi, soldi questi che nelle intenzioni del ministro dovrebbero rimanere nelle tasche dei cittadini per affrontare la crisi economica e occupazionale provocata dal Covid-19 in Canada.

Allo stesso tempo sono previsti interventi diretti di sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese canadesi per 28 miliardi di dollari, con il potenziamento della rete di ammortizzatori sociali per tutti coloro che hanno perso o perderanno il lavoro, per chi sarà costretto a stare a casa perché ammalato o in quarantena, per chi dovrà assistere un parente ammalato o per i genitori costretti a non andare a lavoro perché devono accudire i figli, vista la chiusura delle scuole.

Nel frattempo emergono i primi dati sul tracollo occupazionale provocato dal coronavirus nel nostro Paese. Sono infatti circa 800mila le richieste pervenute all’Employment Insurance (EI), quando lo scorso anno nello stesso periodo dell’anno erano state appena 25mila. Questo dato dà la proporzione di quante persone si sono ritrovate senza lavoro a causa dell’emergenza.

“Le misure che presentiamo in parlamento – ha detto Trudeau – sono solo le prime, non escludiamo che in futuro ci siano altri interventi a sostegno di tutti i canadesi.