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Scandalo We Charity, ora la popolarità di Trudeau traballa

Scandalo We Charity, ora la popolarità di Trudeau traballa

Scandalo We Charity, ora la popolarità di Trudeau traballa

TORONTO – La vicenda legata ai controversi rapporti tra Justin Trudeau e We Charity potrebbe avere delle pesanti conseguenze politiche. A conferma della difficoltà del primo ministro sulla scia dello scandalo scoppiato nelle ultime settimane è arrivato un sondaggio di Leger e della Association for Canadian Studies che ci fornisce un’istantanea sorprendente sul repentino mutamento degli umori dell’elettorato canadese alla luce delle novità che arrivano da Ottawa.

Secondo l’indagine statistica, circa la metà dei canadesi sarebbe favorevole alle elezioni anticipate nel caso in cui il commissario federale all’Etica Mario Dion dovesse confermare la violazione da parte di Trudeau della legge federale sul conflitto d’interesse.

Che, tra l’altro, non sarebbe nemmeno una novità per l’attuale primo ministro liberale, già riconosciuto colpevole di aver violato alcuni articoli del Conflict of Interest Act in due distinte occasioni: la prima per aver accettato due vacanze con la famiglia pagate dall’Aga Khan, la seconda per le pressioni improprie sull’allora ministro della Giustizia Jody Wilson-Raybould in un’altra controversa vicenda, quella della SNC-Lavalin per la quale ha rischiato seriamente di perdere le elezioni federali dello scorso anno.

Insomma, l’elettorato sta perdendo la pazienza. Chiaramente la percentuale di chi vorrebbe un ritorno immediato alle urne sale esponenzialmente tra coloro intenzionati a votare per i partiti d’opposizione. Se a livello generale il 49 per cento degli intervistati, a prescindere dalla casacca politica, vorrebbe le elezioni nel caso in cui venissero accertate violazioni, tra l’elettorato del Partito Conservatore questa percentuale sale fino al 78 per cento.

Tra i sostenitori del Bloc Quebecois, il 67 per cento vorrebbe le urne anticipate, mentre l’elettorato dell’Ndp è sostanzialmente diviso sull’opportunità di tornare al voto dopo appena un anno dall’ultima consultazione elettorale.

Ma le conseguenze dello scandalo non hanno delle ripercussioni solamente a livello personale. Il 42 per cento delle oltre 1.500 persone intervistate nel sondaggio ritiene che l’intera vicenda abbia danneggiato non solo la reputazione dell’attuale primo ministro, ma dell’intero Partito Liberale. Lo scandalo

We Charity, in definitiva, potrebbe avere degli strascichi nel futuro politico del leader liberale. Il 42 per cento del campione ha ammesso che la vicenda ha fatto cambiare idea su Trudeau.

Ma come si traduce in termini di consenso questa crescita di malcontento nei confronti del primo ministro? Nelle ultime due settimane i sondaggi hanno registrato un netto delle intenzioni di voto per i liberali, con una parallela crescita del Partito Conservatore nonostante in questo momento i tory non abbiano ancora scelto il proprio leader. In 14 giorni il Partito Liberale ha perso qualcosa come 6 punti percentuali e adesso si trova attorno al 33 per cento, tallonato dai conservatori al 31. L’Ndp di Jagmeet Singh raggiunge il 20 per cento, seguito dal Bloc Quebecois a 8 e i Verdi al 6 per cento.

È in arrivo quindi un periodo estremamente delicato per Trudeau, già impegnato nel difficile compito di preparare un piano di rilancio dell’economia per uscire dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19. Il governo deve inoltre fare i conti con il deficit gigantesco di 363 miliardi di dollari, un buco di bilancio venutosi a creare per il sostegno dei piani del governo attivati dall’esecutivo a favore delle famiglie, dai lavoratori e delle imprese in questa difficile fase.

L’economia arranca, la prospettiva dell’aumento della pressione fiscale e del taglio della spesa è dietro l’angolo e il consenso per il primo ministro è in caduta libera. Tutti ingredienti che potrebbero creare un mix letale per Trudeau e che potrebbe aprire le porte alla crisi di governo e alle elezioni anticipate.