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Rimosse le barricate, ma cresce la tensione tra i nativi i Canada

Rimosse le barricate, ma cresce la tensione tra i nativi i Canada

Rimosse le barricate, ma cresce la tensione tra i nativi i Canada

TORONTO – È tregua armata nella crisi provocata dai blocchi dei nativi lungo numerosi snodi ferroviari in Canada.

In Ontario è stato necessario l’intervento dell’Opp per smantellare una barricata eretta lungo la ferrovia utilizzata da Go Train: il blitz degli agenti è avvenuto alle 3 di mattina, con molti manifestanti che sono stati interrogati e rilasciati, mentre 3 persone sono state arrestate.

Il raid della polizia ha permesso il ripristino del servizio della Metrolinx che martedì era stato sospeso in alcuni punti della tratta, in particolare nel collegamento tra Aldershot e Hamilton.

Ma l’intervento degli agenti non coincide a‹atto con la fine della crisi. Perché la situazione, in numerose province canadesi, rimane estremamente tesa. E a complicarla ulteriormente sono anche le divisioni che sono emerse all’interno delle First Nations.

Da un lato, infatti, alcune frange native hanno deciso di aderire alla protesta in solidarietà con i chief ereditari dei Wet’suwet’en che si oppongono alla costruzione del gasdotto Costal GasLink in British Columbia, con blocchi e barricate lungo le reti stradali e ferroviarie.

Dall’altro, però, la maggioranza delle First Nations non condivide la protesta e invita al dialogo.

In British Columbia, tutte le tribù che vivono nei territori lungo i quali dovrebbe passare il gasdotto hanno dato il loro via libera, in cambio di un compenso una tantum, promesse di posti di lavoro e ricche royalties sui proventi che deriveranno dal gasdotto.

Anche i rappresentanti elettivi dei Wet’suwet’en si sono detti a favore. Ma i chief ereditari della stessa tribù si sono opposti, sostenendo di avere l’autorità di poter bypassare le decisioni prese dai membri elettivi della loro First Nation.

Insomma, la situazione di caos che stiamo vivendo nelle ultime settimane è provocata anche dalle spaccature che sono emerse tra gli indigeni, con il governo federale che fatica a capire quale sia l’interlocutore con il quale continuare la delicata trattativa.

Anche ieri i ministri Marc Mille, Bill Blair, Marc Garnau e Carolyn Bennet – e membri dell’esecutivo direttamente interessati in questo complicato negoziato – hanno ribadito la duplice strategia del governo, che continuerà anche nei prossimi giorni: pugno duro contro le occupazioni illegali di strade e ferrovie da un lato, ricerca del dialogo e del negoziato dall’altro.

Nel frattempo le conseguenze economiche per la paralisi del sistema ferroviario devono ancora essere valute.

A tracciare un primo parziale bilancio è Mary Robinson, presidente della Canadian Federation of Agriculture. “Per ora non possiamo parlare di cifre – ha dichiarato – ma siamo sicuri che gli effetti dei blocchi sull’agricoltura del nostro Paese si sentiranno per molti anni. Se continueranno, i danni alla reputazione del settore agricolo canadese sarà irrimediabilmente compromessa”.