Quando la destra
torna a fare la destra:
Poilievre in fuga nei sondaggi

di Francesco Veronesi del June 30, 2022

TORONTO - Per definizione, in politica il centro è lo spazio partitico meglio attrezzato alla risoluzione del conflitto. Quando le tensioni che arrivano dalla destra o dalla sinistra diventano troppo pressanti, è nel centro che avviene la neutralizzazione dello squilibrio: centro inteso come compromesso, come sintesi di tesi e antitesi, come esaltazione del pragmatismo che azzoppa le estremità troppo ideologizzate.

Fatta questa premessa, negli ultimi trent’anni in Canada, come in Italia e nel resto del mondo, è scattata la caccia all’elettorato di centro, quello moderato, considerato bottino di caccia capace di scardinare gli equilibri di forza tra i partiti.

Nel nostro Paese il Partito Conservatore, dopo nove anni di governo con Stephen Harper, ha puntato sulla svolta moderata, prima con Andrew Scheer e poi con Erin O’Toole, due leader che hanno cercato di allargare la base elettorale della destra canadese puntando su quelle sacche di scontenti che votavano per il Partito Liberale o che si rifugiavano nell’astensionismo. L’operazione non è riuscita, o meglio è miseramente fallita.

In Canada se la destra non fa la destra, perde. E Scheer e O’Toole hanno perso contro Justin Trudeau, favorendo la frammentazione della galassia conservatrice con la nascita del People’s Party di Maxime Bernier, che nelle due tornate elettorali del 2019 e del 2021 ha preso rispettivamente 294.092 (1,62 per cento) e 840.993 voti (4,94 per cento).

Analizzando le dinamiche di questa corsa alla leadership, sembra che la destra canadese abbia tutta l’intenzione di tornare a fare la destra. Il candidato da battere continua ad essere Pierre Poilievre (nella foto in alto), conservatore “duro e puro”, che negli ultimi cinque sondaggi effettuati a maggio e giugno ha raccolto tra il 44 per cento e il 57 per cento delle intenzioni di voto degli intervistati che si dichiaravano conservatori.

L’alternativa moderata, seppur autorevole e dal pedigree politico di tutto rispetto, sembra non attecchire. L’ex premier del Quebec Jean Charest, nelle stesse indagini demoscopiche, ha accumulato un ritardo abissale, con un minimo del 13,8 per cento e un massimo del 15 per cento.

Troppo poco per poter sperare di riguadagnare il terreno perduto, a meno che il sistema di votazione degli iscritti, che prevede un eventuale secondo e terzo ballottaggio, non lo rimetta in gioco all’ultimo momento.

La base conservatrice insomma sta preparando la tanto agognata svolta a destra, dopo la virata al centro inaugurata da Scheer e proseguita da O’Toole.

Viste le grandi difficoltà che sta vivendo il governo liberale, visto il malessere e il malcontento strisciante nell’elettorato canadese provocato dal patto di legislatura tra il primo ministro e l’Ndp di Jagmeet Singh - che dovrebbe garantire la sopravvivenza dell’esecutivo liberale fino al 2025 in cambio di alcune concessioni nei prossimi budget federali - il Partito Conservatore si sta attrezzando per poter vincere le prossime elezioni.

Con l’obiettivo tra l’altro di riassorbire la diaspora di consensi che ha alimentato in questi anni la crescita del Peolple’s Party.

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