Protesta, gli ’irriducibili’
non lasciano Ottawa

di Mariella Policheni del February 9, 2022

TORONTO - Ottawa non riesce a uscire dalla situazione di stallo entrata oggi nel suo tredicesimo giorno. Lo zoccolo duro dei camionisti del “Freedom Convoy” non ha alcuna intenzione di lasciare la capitale dove rimane in vigore lo stato di emergenza.

Una manifestazione di protesta che inizialmente non sembrava creare altri problemi oltre agli inevitabili disagi, è diventata un incubo per gli abitanti e le forze dell’ordine in primo luogo.

In una conferenza stampa straordinaria il portavoce degli organizzatori della manifestazione ha fatto presente che i “camionisti sarebbero disposti a formare una coalizione con i partiti di opposizione e il Governatore Generale del Canada”.

Che la situazione sia degenerata assumendo contorni preoccupanti è ormai lampante. Tuttavia, il professore associato di criminologia all’Università di Ottawa Michael Kempa ha affermato che mentre alcune delle richieste dei manifestanti sono incentrate sull’abrogazione dell’obbligo vaccinale, ci sono gruppi, come Canada Unity, che hanno un’agenda politica più profonda.

"Ci sono altre richieste politiche... includono lo scioglimento dell’attuale governo e l’instaurazione di una sorta di coalizione tra il Senato, il Governatore Generale e gli stessi Canada Unity - ha detto Kempa martedì su CTV News Channel - si può negoziare solo con persone che hanno legittimi obiettivi politici democratici... Nessun altro partito esterno può entrare a far parte di un governo di coalizione, non è così che funziona una democrazia costituzionale".

Richieste politiche, quelle avanzate dai manifestanti, dice Kempa, destinate a morire sul nascere.

Ma continuano a fare orecchie da mercante i camionisti del convoglio giunto ad Ottawa quasi due settimane fa e lasciano cadere nel vuoto l’invito a tornare a casa.

Ieri la presidente dell’Ottawa Police Service Board Diane Deans, ha dichiarato che i manifestanti sono "ben organizzati, ben finanziati e sembrano avere una strategia significativa". "Continueremo a lavorare per sbloccare la situazione, ma ritengo che i governi di livello superiore verranno in nostro aiuto - ha detto Deans riferendosi alle richieste avanzate da Ottawa per avere maggiori risorse per affrontare il convoglio e "reprimere questa insurrezione" - la nostra città è stata assediata, i nostri residenti sono stati trattati in modo terribile. Vogliamo tutti che tutto questo finisca”.

Una situazione, quella che si è delineata nella capitale canadese, per certi versi sottovalutata e pressochè sfuggita di mano. La polizia di Ottawa stima che circa 500 camion e veicoli personali rimangano nella "zona rossa" o nel centro della città, rendendo inaccessibili parti della capitale.

Alcune attività commerciali come il Rideau Centre Mall rimangono chiuse così come sono chiusi il Canadian History Museum, il Canadian Museum of Nature e il Canadian War Museum.

Lunedì i manifestanti sul lato canadese dell’Ambassador Bridge a Windsor hanno bloccato due delle tre corsie che collegano il Canada agli Stati Uniti attraverso Detroit ma ieri nonostante la presenza dei manifestanti il traffico è tornato a scorrere dall’ingresso di Wyandotte Street West.

Nel frattempo il sindaco di Ottawa Jim Watson ha inviato lettere al premier dell’Ontario Doug Ford e al primo ministro Justin Trudeau affermando che la protesta si è trasformata in un "assedio del centro cittadino" e ha chiesto ai governi provinciale e federale circa 1.800 agenti, investigatori e personale civile oltre a “risorse di supporto”.

Lunedì il consiglio comunale di Ottawa ha anche votato per avanzare la richiesta alla provincia di una legge che garantisca la possibilità di addebitare ai manifestanti i costi delle manifestazioni, che la polizia stima possano giungere fino a 2,2 milioni di dollari al giorno.

Non si arrendono davanti a nulla i camionisti di Ottawa. Dopo che GoFundMe ha rimosso la pagina di raccolta fondi del gruppo che aveva raggiunto oltre 10 milioni di dollari, il "Freedom Convoy" ha dato il via a una nuova campagna sulla pagina GiveSendGo: qui sono stati già raccolti 6,3 milioni di dollari donati da 69.661 persone.

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