Politiche 2022, la vittoria
passa per Toronto

di Francesco Veronesi del August 25, 2022

TORONTO - A un mese esatto dal voto, la campagna elettorale entra nel vivo per i partiti e i candidati nella circoscrizione estero, ripartizione Nord e Centro America. Quella del 25 settembre sarà la quinta tornata elettorale nella quale gli italiani residenti all’estero potranno votare per un loro rappresentante nei due rami del Parlamento italiano. Le quattro elezioni precedenti presentano numerose costanti e l’attenta lettura dei dati del passato potrebbe suggerirci determinate dinamiche e tendenze destinate a ripetersi anche in queste elezioni. Andiamo a scoprirle.

Il corpo elettorale. In sedici anni, a partire dal 2006, abbiamo avuto quattro elezioni politiche. Il numero degli aventi diritto è costantemente cresciuto, parallelamente all’aumento del numero di italiani iscritti all’Aire nel Nord e nel Centro America. Nel 2006 gli elettori per la Camera erano 282mila, nel voto del 2008 il numero è lievitato a 296mila. Nel 2013 c’è stato il balzo a 328mila, mentre nel 2018 gli aventi diritto erano 389mila. Stesso discorso per il Senato, dove gli elettori sono stati rispettivamente 265mila (2006), 278mila (2008), 306mila (2013) e 362mila (2018), In questa tornata elettorale, stando ai numeri del Viminale, gli elettori che potranno esprimere la loro preferenza saranno 437.802.

L’affluenza. E qui tocchiamo un tasto dolente. Nella nostra ripartizione l’affluenza sia per la Camera che per il Senato è progressivamente scesa, anche se non nelle percentuali registrate nel resto della circoscrizione estero. Alla Camera nelle prime due consultazioni aveva votato il 34,7 per cento degli aventi diritto: nel 2013 si è scesi al 29,3 per cento, nel 2018 al 27,9. A Senato nel 2008 si è registrato un leggero incremento (dal 35 per cento al 35,2 per cento), poi il calo al 29,4 per cento e 28,2 per cento delle ultime due tornate elettorali.

Toronto piazza decisiva. Inutile girarci attorno: il candidato di Toronto può contare su un bacino elettorale coeso e compatto e questo premia. Nelle quattro votazioni precedenti nella corsa al seggio a Montecitorio ha sempre vinto un candidato di Toronto: Gino Bucchino nel 2006 e nel 2008 e Francesca La Marca nel 2013 e nel 2018. Parallelamente l’altro seggio alla Camera è andato a un candidato residente negli Stati Uniti: Salvatore Ferrigno, Amato Berardi e Fuscia Nizzoli Fitzgerald (due mandati). Per il seggio al Senato, invece, una volta è stato conquistato da un candidato canadese - Basilio Giordano nel 2008 - mentre nelle altre tre elezioni la vittoria è andata a un candidato residente negli States: Renato Turano - scomparso lo scorso anno - nel 2006 e nel 2013 e Francesca Alderisi nel 2018.

Alla Camera è sempre “pareggio”. Gli effetti della legge elettorale in vigore nella circoscrizione estera portano nella nostra ripartizione a un esito abbastanza scontato: nella corsa alla Camera i due deputati sono sempre espressione dei due partiti maggiori, che nella sostanza si spartiscono la posta in gioco. In passato il Pd (Unione nel 2006) ha sempre eletto un deputato. Nel 2006 il centrodestra è andato alle urne diviso e a eleggere un deputato è stata Forza Italia. Nel 2008 e nel 2018 il cartello di centrodestra ha vinto un seggio, mentre nel 2013 è stata la Lista Monti a strappare uno dei seggi in palio.

Al Senato prendere più voti di tutti non basta. Nella corsa a Palazzo Madama il sistema elettorale crea delle distorsioni che portano a dei paradossi: a volte il candidato che prende più voti viene battuto da quello che ne ha presi meno. Il perché è presto detto. Nel conteggio dei risultati conta in primo luogo il voto dato al partito o alla coalizione: appurata la vittoria di un determinato simbolo, si va a vedere quale candidato all’interno del partito vincente ha effettivamente preso il maggior numero di preferenze. Emblematici i casi del 2008 e del 2013. Nella seconda elezione della storia per la circoscrizione estero, il Polo della Libertà al Senato ricevette 33.896 voti, 793 preferenze in più rispetto al Partito Democratico. Per effetto di questo risultato, il più votato del PdL - Basilio Giordano - venne eletto senatore avendo preso solo 13.304 voti, contro i 15.521 di Renato Turano del Pd. La situazione si ribaltò completamente nel 2013, quando per effetto dello stesso meccanismo fu Turano a essere eletto con poco più di 9mila preferenze a scapito dello stesso Giordano, nonostante i suoi 10mila voti e rotti: il simbolo del Pd era stato il più votato.

I veri nemici sono nella tua lista. Nessun candidato lo ammetterà mai, perché si tratta di una verità troppo scomoda. Noi la diciamo lo stesso, magari sottovoce. Tutti i candidati per un seggio alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica durante la campagna elettorale sono destinati a combattere una guerra su due fronti: quella contro i candidati degli altri partiti e quella - sotterranea - contro gli esponenti della stessa lista. Al di là delle dichiarazioni di facciata - “facciamo gioco di squadra”, “uniti contro gli altri partiti”, “gli avversari da battere sono dall’altra parte della barricata” - per tutti i candidati dei maggiori partiti lo scontro decisivo è quello con i compagni di lista. Centrodestra e centrosinistra, nelle loro varie espressioni partitiche - con l’eccezione della Lista Monti nel 2013 - si sono sempre spartiti la posta in gioco nella corsa alla Camera. Di conseguenza il candidato a Montecitorio di una delle due liste la vera corsa la fa sugli altri tre compagni di partito, nel tentativo di catturare più preferenze e farsi eleggere. Nella corsa a Palazzo Madama si sviluppa una dinamica simile: al netto del voto sul partito o sulla coalizione, il vero scontro è tra i due candidati dentro la lista vincente.

Non c’è due senza...due. La ripartizione Nord e Centro America in questi sedici anni non ha mai avuto un rappresentante eletto per tre mandati parlamentari. Turano ha vinto nel 2006 e nel 2013 ma nel 2008 è stato battuto da Giordano, Bucchino è stato eletto nel 2006 e nel 2008, La Marca e Nissoli Fitzgerald sono le deputate delle ultime due legislature. Due mandati costituiscono il record - condiviso - nella ripartizione che rappresenta Canada, Stati Uniti, Messico e Paesi caraibici.

Ci sarà qualcuno in grado di arrivare al proverbiale “non c’è due senza tre”? Nissoli Fitzgerald, unica rappresentante di Forza Italia nella nostra ripartizione e in corsa nella lista Salvini-Berlusconi-Meloni, potrebbe farcela: se la vedrà con i compagni di lista Federico Lelli, Andrea Di Giuseppe e Antonio Zara. In corsa anche la deputata uscente La Marca, candidata per un posto al Senato: in questo caso il Pd dovrò prendere più voti di tutti gli altri partiti e la stessa La Marca avrà bisogno di sconfiggere il compagno di lista Pasquale Francesco Nesticò.

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