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Per Jason Kenney, “ambientalisti in galera, come fa Putin”

Per Jason Kenney, “ambientalisti in galera, come fa Putin”

EDMONTON – “Putin li ha spediti in carcere, in Siberia, per sei mesi” ha detto il premier conservatore dell’Alberta, Jason Kenney, riferendosi a quanto accadde agli attivisti di Greenpeace che – in Russia, nel 2013 – avevano inscenato una protesta presso alcune piattaforme petrolifere della Gazprom, in mare aperto, venendo poi arrestati dalle forze di sicurezza russe.

“Non dico che lo stesso debba accadere qui in Canada” ha proseguito Kenney, rivolgendosi ad una platea di petrolieri, a Fort McMurray “ma lo definirei ’istruttivo’” ha soggiunto.

In realtà, gli ambientalisti di Greenpeace – che in quell’episodio erano a bordo della nave Arctic Sunrise – vennero poi tradotti nel carcere di San Pietroburgo, e non in Siberia come ha detto Kenney.

Ma il governo di Mosca perse poi la causa intentatagli da Greenpeace e gli ambientalisti vennero risarciti con 2,7 milioni di euro complessivi.

I giudici riconobbero infatti agli attivisti per la tutela dell’ambiente il diritto a protestare.

Ha dunque colpito il sarcasmo con cui il premier dell’Alberta ha sottolineato la vicenda ed i suoi protagonisti, mettendoli alla berlina davanti ad una platea di petrolieri.

A Kenney ha risposto Amnesty International Canada, sottolineando come certe “iniziative anti-ambientaliste del premier dell’Alberta stiano minacciando i diritti costituzionali e quelli alla libera espressione” di chi si impegna fattivamente per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente.

Greenpeace – un’organizzazione non governativa, ambientalista e pacifista, fondata a Vancouver nel 1971 – è famosa per la sua azione diretta e non violenta per la difesa del clima, delle balene, dell’interruzione dei test nucleari e per la tutela dell’ambiente in generale.

Negli ultimi anni l’attività dell’organizzazione si è rivolta ad altre questioni ambientali come il riscaldamento globale, l’ingegneria genetica e la pesca a strascico. Ma già in passato, diversi governi avevano dimostrato la loro aperta ostilità nei confronti di Greenpeace. Come quello di Parigi, che a luglio del 1985 stava conducendo degli esperimenti nucleari sottomarini, nella baia di Mururoa, splendido atollo della Polinesia francese e situato nell’Oceano Pacifico.

Le esplosioni nucleari provocavano danni incalcolabili alla fauna marina ed alla barriera corallina dell’arcipelago, cosicchè Greenpeace inviò in loco una sua imbarcazione – la Rainbow Warrior – per impedire che si verificassero altri esperimenti atomici. Parigi allora inviò (in incognito) militari dei servizi segreti, che piazzarono – sott’acqua – due bombe che fecero affondare il veliero di Greenpeace, provocando la morte di un ambientalista a bordo.

In un altro episodio – avvenuto nel 1995 e con esito meno infausto – la compagnia petrolifera Shell ottenne l’autorizzazione, da parte del governo britannico, all’affondamento nel Mare del Nord della piattaforma petrolifera Brent Spar.

Greenpeace – contraria alla manovra – denunciò il rischio di contaminazione per la presenza di idrocarburi e sostanze altamente inquinanti. Con una rapida azione, Greenpeace calò due attivisti sulla piattaforma mentre veniva trainata in mare, il tutto ripreso dai media internazionali. La Shell decise allora di abbandonare il progetto, con un certo imbarazzo da parte del governo britannico.

Greenpeace ha oggi 41 sedi in tutto il mondo ed è finanziata tramite contributi individuali con circa 2,8 milioni di donatori e fondazioni no profit, ma non accetta fondi da governi o partiti politici.

Giorgio Mitolo

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