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Pacchetto di aiuti, domani riapre il parlamento

Pacchetto di aiuti, domani riapre il parlamento

Pacchetto di aiuti, domani riapre il parlamento

TORONTO – La Camera dei Comuni riaprirà i battenti domani in via straordinaria per approvare il pacchetto di misure attivate dal governo per fronteggiare l’emergenza Covis-19. Lo ha confermato ieri Justin Trudeau, durante il suo discorso quotidiano alla Nazione, nel quale il primo ministro ha ribadito l’importanza del rispetto da parte tutti i cittadini delle regole per arginare il contagio.

Il leader liberale ha sottolineato che non saranno richiamati tutti i deputati. Il quorum per l’approvazione dei provvedimenti da 82 miliardi di dollari presentati la scorsa settimana dal ministro delle Finanze Bill Morneau è di 20 deputati e cinque ministro, anche se sono stati contattati 31 mp che si trovano nelle vicinanze della capitale, rispettando i rapporti di forza tra i singoli partiti. Stando a quanto comunicato ieri, ci saranno 14 liberali, 11 conservatori, 3 deputati del Bloc Quebecois e 3 dell’Ndp.

Ma questo dovrebbe essere un semplice dettaglio, perché tutte le forze politiche presenti in parlamento hanno dato già il loro benestare al pacchetto di misure – 55 miliardi in esenzioni fiscali e 27 miliardi in interventi diretti a sostegno delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese canadesi – che dovrebbe vedere un’approvazione in tempi rapidissimi. Entro mercoledì il testo di legge sarà in Senato per il via libera definitivo.

Intanto in queste ore il dibattito che si sta sviluppando riguarda la possibilità o meno da parte del governo di dichiarare lo stato d’emergenza nazionale attraverso l’Emergency Act, per assicurare che tutti i canadesi seguano per filo e per segno le limitazioni decise dall’esecutivo provinciale.

“Per ora non escludiamo nulla – ha dichiarato Trudeau in riferimento a questa ipotesi – stiamo seguendo quanto ci viene indicato dalle autorità sanitarie e scientifiche”. Ma il primo ministro ha ribadito che nei prossimi giorni, se i numeri del contagio dovesse crescere ancora, il governo potrebbe “fare ricorso a tutti gli strumenti necessari”.

Nella storia canadese il governo ha fatto ricorso alla legislazione d’emergenza – che prima si chiamava War Measures Act – solamente tre volte: durante le due guerre mondiali e negli anni Settanta per contrastare la minaccia del terrorismo secessionista.

È quindi possibile, se non addirittura probabile, che in breve tempo anche le città canadesi subiranno delle restrizioni maggiori come sta avvenendo un po’ dappertutto in Europa e in molte città americane, a partire da New York dove il contagio sembra ormai fuori controllo.