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Ontario, la faticosa strada verso la ripresa trova nuovi ostacoli

Ontario, la faticosa strada verso la ripresa trova nuovi ostacoli

Ontario, la faticosa strada verso la ripresa trova nuovi ostacoli

TORONTO – È sempre più tortuosa la strada che porta al riavvio dell’economia dell’Ontario. Ormai da due settimane siamo in attesa di un potenziale appiattimento della curva dei contagi, conditio sine qua non per poterci lasciare alle spalle questa fase e procedere con nuove aperture secondo la road map attivata dal governo provinciale. Ma lo stallo continua.

Anche ieri in provincia abbiamo abbondantemente superato i 400 nuovi casi – 446 in tutto, quando in Italia nelle ultime 24 ore, ad esempio, si sono registrati 318 nuovi positivi – mentre la percezione generale è che il contagio di Covid-19 in Ontario non sia affatto sotto controllo.

La clamorosa vicenda dei 700 tamponi positivi non comunicati dall’Etobicoke General Hospital rappresenta alla perfezione questa delicata fase che stiamo vivendo, nel bel mezzo di una crisi sanitaria che non è stata ancora superata in vista di una riapertura che appare troppo prematura.

Non siamo di fronte solamente a un caso di mancata comunicazione tra due agenzie sanitarie, ma a una vicenda che nel giro di poche settimane potrebbe avere delle pesanti ripercussioni in tutta la Greater Toronto Area. Queste 700 persone hanno fatto il test e non hanno ricevuto alcuna comunicazione della loro positività, alimentando inconsapevolmente il contagio nell’area di Toronto.

Nel frattempo il parlamento provinciale ha dato il via libera alla richiesta del premier Doug Ford di prorogare ancora una volta lo stato d’emergenza, questa volta fino al 30 giugno. Abbiamo quindi di fronte un altro intero mese di pesanti limitazioni, che potrebbero essere allentate solamente con un calo significativo dei nuovi casi.

Ora resta da capire quale possa essere la strategia migliore per uscire dalla crisi sanitaria tenendo presente la seconda crisi, quella economica, che ancora deve essere affrontata.

In Canada le varie province sono andate in ordine sparso. Quebec e British Columbia, rigorosamente in questo ordine, hanno deciso di riaprire parzialmente le scuole. E se i risultati in BC li vedremo tra qualche settimana, in Quebec si sono registrati decine di contagi tra gli studenti e gli insegnanti.

In una pandemia non esiste un libro delle istruzioni che metta al riparo dai rischi: ci sono delle linee guida più o meno condivise dalla comunità scientifica nazionale, poi è compito del singolo governo decidere i tempi e le modalità di azione nella fase di contenimento del contagio e quella successiva della ripartenza. La mancanza di certezze, comunque, non deve essere un alibi per la nostra classe politica.

È evidente che qualcosa qui in Ontario non stia funzionando. La stessa paradossale vicenda legata al numero di tamponi che vengono fatti giornalmente in Ontario deve far riflettere.

Per settimane Ford e il ministro della Sanità Christine Elliott hanno ribadito come le strutture sanitarie della provincia fossero in grado di arrivare a 20mila test al giorno. Eppure questa quota è stata raggiunta solamente nel fine settimana.

Il dato è preoccupante, perché senza un alto numero di tamponi non potremo mai sapere il grado di penetrazione del contagio nella nostra popolazione e non potremo quindi difendere la fascia dei più vulnerabili, i nostri anziani.

Insomma, la strada che porta alla graduale riapertura dopo il lockdown è ancora lunga e tortuosa, piena di ostacoli. Il governo provinciale dovrà essere molto bravo a superarli senza andare a sbattere.