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Nodo Cina, spese militari e Turchia al vertice Nato

Nodo Cina, spese militari e Turchia al vertice Nato

TORONTO – Non sarà un vertice come gli altri. Il summit della Nato a Londra che si apre oggi e si concluderà domani è visto dagli analisti come un appuntamento rilevante, per l’importanza dei temi al centro degli incontri e per il fatto che quest’anno l’Alleanza Atlantica compie settantanni. Prevista quindi una kermesse in grande stile, con la presenza dei capi di Stato e di governo delle principali potenze occidentali.

Il Canada sarà rappresentato dal primo ministro Justin Trudeau, per l’Italia invece ci sarà il premier Giuseppe Conte, che tra l’altro ha in calendario un incontro bilaterale con il presidente americano Donald Trump, il primo da quando a Roma è cambiata la maggioranza che sostiene il suo governo.

Tanti i nodi sul tavolo della discussione: dai rapporti con la Cina alle problematica relazione con la Russia di Putin, dalle incognite del conflitto siriano alla luce dell’invasione della Turchia – che fa parte della Nato – alla questione delle spese militari che ogni Paese deve fare per mantenere in vita l’Alleanza, un chiodo fisso questo dell’amministrazione americana.

Tra le proposte che interessano direttamente il Canada, c’è anche il cosiddetto “Piano dei Quattro 30″, un progetto promosso da Washington che punta al rafforzamento della risposta della Nato di fronte a un’eventuale crisi in Europa, con il chiaro riferimento al potenziale deterioramento dei rapporti con Mosca: il dispiegamento di 30 battaglioni di soldati, 30 squadre aeree e 30 navi da guerra in 30 giorni.

Il piano prevede che il Canada metta a disposizione più fondi destinati alla difesa, come ricordato da Donald Trump in più di un’occasione. Ma dall’Europa la Francia, l’Italia e altri Paesi hanno deciso di avere un approccio diverso, chiedendo invece un ripensamento generalizzato degli obiettivi dell’Alleanza.

Il Canada, come l’Italia, non stanno rispettando uno dei mandati della Nato, ovvero lo stanziamento alla Difesa del 2 per cento del Prodotto interno lordo. Attualmente solo 8 dei 29 membri della Nato rispettano questo obiettivo ma l’impegno è di aumentare progressivamente le risorse per centrare il target entro il 2024.

L’Italia spenderà l’1,22% del Pil per la difesa nel 2019, contro l’1,21% del 2018. Entro il 2020 gli alleati aumenteranno le loro spese per la difesa, in termini reali, per il sesto anno consecutivo. Secondo i piani nazionali che gli Alleati hanno presentato nel 2019, questo ulteriore sforzo raggiungerà i 400 miliardi di dollari entro la fine del 2024.

Quest’anno, la spesa totale per la difesa di da parte degli alleati dovrebbe raggiungere i mille miliardi di dollari. Come aveva ricordato il presidente italiano Sergio Mattarella durante la sua recente visita alla Casa Bianca, nel calcolo degli stanziamenti dei singoli Stati dovrebbe essere conteggiato anche il contributo – rilevante, in termini di uomini, mezzi e denaro – fatto nelle missioni internazionali e nel pattugliamento di determinate aree geografiche.

I capi di Stato e di governo discuteranno anche delle fragili relazioni con la Cina, in un contesto precario a causa anche della guerra dei dazi tuttora in corso tra Washington e Pechino e delle tensioni internazionali provocate dalle manifestazioni a Hong Kong e dal pugno duro deciso dal governo cinese contro ogni forma di dissenso, anche quello pacifico.

Preoccupa anche il risveglio, dopo un periodo di relativa calma, della minaccia terroristica, come abbiamo visto nei giorni scorsi con gli attacchi a Londra – guarda caso, proprio la città che ospiterà il summit della Nato – e a L’Aja, in Olanda.

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