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No a distanza sociale in aereo, i biglietti non saranno rimborsati

No a distanza sociale in aereo, i biglietti non saranno rimborsati

No a distanza sociale in aereo, i biglietti non saranno rimborsati

TORONTO – Lasciate ogni speranza voi ch’entrate, in aereo. A partire da domani Air Canada e WestJet cambieranno completamente le linee guida e i protocolli di sicurezza attivati durante gli ultimi tre mesi e mezzo all’interno degli aerei. Dimentichiamoci il posto vuoto tra un passeggero e l’altro: da  mercoledì, le compagnie cercheranno di vendere tutti i posti disponibili sia per i voli interni che per quelli intercontinentali. Molto difficilmente le due compagnie
rimborseranno il biglietto di quei
passeggeri che lo hanno acquistato nelle ultime settimane, prima dell’annuncio del cambiamento.
La denuncia è partita da una delle tante associazioni di consumatori canadesi, che già nei mesi scorsi aveva attaccato Air Canada per via della decisione di non rimborsare i biglietti dei voli cancellati durante il picco della pandemia in Nord America.
Gabor Lukacs, presidente di Air Passenger Rights, ha lanciato un appello affinché il governo federale ascolti le lamentele dei passeggeri.
“Sono stati ingannati – ha dichiarato durante un’intervista rilasciata a Ctv – perché gli è stato fatto credere che si sarebbero seduti in aereo senza nessuno accanto. Per questo i passeggeri hanno diritto al rimborso completo del biglietto”.
Più facile a dirsi che a farsi. Il  settore del trasporto aereo è stato uno dei più colpiti durante la pandemia di Covid-19. Perdite gigantesche, che hanno portato alcuni governi europei a ingenti stanziamenti per sostenere le rispettive
compagnie di bandiera. È il caso della Lufthansa, ad esempio, che ha ricevuto dal governo tedesco 9 miliardi di euro, o Air France-Klm, che ha avuto un pacchetto di sette miliardi dallo Stato francese. Per Alitalia, invece, è pronto un piano da tre miliardi di aiuti pubblici.
“Non prevedo – ha aggiunto Lukacs – che le compagnie aeree si privino volontariamente del denaro che hanno già ricevuto. La mia
raccomandazione, quindi, è quella di non volare con nessuna compagnia canadese in questo momento”.
E in effetti la logica porterebbe a pensare che le compagnie dovrebbero restituire il denaro speso per un servizio che non è stato e non sarà più fornito: si tratta di una palese violazione del contratto di acquisto. Ma la prospettiva di ricevere davvero indietro i soldi già spesi è appesa al lumicino.
“Le compagnie aeree non stanno rimborsando i biglietti dei voli cancellati e ora sicuramente non saranno disposte al rimborso in vista del cambiamento delle linee guida che garantivano il distanziamento sociale all’interno degli aerei”.
Ma come è possibile che una norma di buon senso, quello del distanziamento fisico, che viene applicata ovunque quando siamo a terra, debba poi essere così palesemente violata quando siamo in volo?
Il problema è anche di carattere normativo, frutto di un’ambiguità che il governo federale ha preferito non risolvere. Il ministero dei Trasporti, infatti, raccomanda che anche in volo sia rispettata la regola del distanziamento fisico. Si tratta appunto di una raccomandazione, non di una regola.
A questo punto è evidente che le compagnie aeree puntino a massimizzare la capienza di ogni singolo aereo per cercare di recuperare quei fondi che sono mancati a partire da metà marzo.
A rimetterci come sempre saranno i consumatori. Ma il prezzo da pagare sarà molto alto: il rischio di aumentare il numero dei contagiati, con conseguenze catastrofiche per tutti quanti.