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Minassian in carcere: “Odio le donne ed ero pronto a morire”

Minassian in carcere: “Odio le donne ed ero pronto a morire”

TORONTO – Una cella d’isolamento del Toronto South Detention Centre, a distanza di sole tre stanze lontano dal presunto serial killer Bruce McArthur, da qualche giorno è occupata da Alek Minassian. 
Secondo alcune fonti il giovane di 25 anni che alla guida di un van si è lanciato sui passanti a Yonge Street uccidendone 10 e ferendone 14, non ha espresso neppure un briciolo di rimorso per le vittime. L’unico suo rammarico sarebbe non essere stato ucciso dal poliziotto che, per il coraggio ed il sangue freddo con cui ha gestito il momento dell’arresto, viene celebrato come un eroe. «Sapevo quello che facevo ed ero pronto a morire – ha detto Minassian – ho fatto delle ricerche in internet su come morire per mano della polizia».
In carcere, lui che viene descritto come una persona taciturna e chiusa in se stessa, sembra aver voglia di parlare, di raccontarsi. E dalle conversazioni avute con alcune persone, oltre che con i medici che hanno fatto una valutazione psicodiagnostica ponendo a Minassian una serie di domande sulla sua vita, il suo passato e sull’eventuale uso di farmaci da prescrizione, emerge a chiare lettere la sua avversione per le donne e la sua grande frustrazione personale.
Alek Minassian ha infatti detto a una persona che questo incidente è accaduto “perchè odia le persone che gli negano la possibilità di avere rapporti sessuali” e che sarebbero colpevoli del fatto che egli “è ancora vergine”.
Minassian, secondo alcune fonti, parla apertamente del suo post su Facebook e del suo disprezzo per le donne. Pochi minuti prima di scagliarsi contro persone innocenti che si trovavano sul marciapiede della importante via della città, l’accusato ha scritto “Minassian Fanteria 00010, desidera parlare con Sgt 4chan per favore. C23249161. La ribellione di Incel è già iniziata! Rovesceremo tutti i Chads e Stacys! Tutti salutano il Supremo Signore Elliot Rodger!”. 
Poche frasi inquietanti, che danno una idea del delirio del giovane che inneggia anche a Elliot Rodger, che con una azione simile nel 2014 ha ucciso sei donne e ferito altre 12 persone, prima di suicidarsi. Come Roger, Minassian, faceva parte di Incel, un’organizzazione online formata da misogini. La motivazione che ha scatenato la furia del residente di Richmond Hill sembra avere le sue radici proprio nell’odio più profondo e nel disprezzo delle donne.
Minassian ha risposto solo ad alcune delle domande che gli sono state poste dai medici: sulla sua vita sociale, per esempio, ha rifiutato di elaborare chiudendosi nel silenzio. Ha invece dato delle risposte – seppur molto coincise, spesso solo dei monosillabi – a quelle sui suoi rapporti con le donne.  “Ha una ragazza?” gli è stato chiesto e la risposta non si è fatta attendere :“No”. “È mai uscito con una donna?”: la replica è stata ancora un secco “No”. Quando poi gli è stato rivolto il quesito su quando ha chiesto l’ultima volta di uscire con lui ad una donna, Minassian ha replicato “Nel 2012 e lei mi ha detto no”.
Le donne e la frustrazione per non avere mai avuto una relazione psicologica e fisica, potrebbero quindi essere alla base della sua decisione di fare una strage. Non si è affatto lamentato invece della sua infanzia e della sua vita familiare affermando di avere avuto una buona infanzia e che non avrebbe voluto fosse stata diversa.
Intanto si allunga la lista dei deceduti identificati: le ultime due sono Betty Forsyth di 94 anni che è stata riconosciuta dal nipote Rob Forsyth e la studentessa della Toronto University Sohe Chung di 23 anni. La Forsyth e la Chung si aggiungono alle altre vittime già accertate: Anne Marie D’Amico, Dorothy Sewell, Munir Najjar, Chul Min “Eddie” Kang e Renuka Amarasinghe.
Lo sdegno e la condanna per una azione così insensata e crudele giunge anche dall’onorevole Sarkis Assadourian, primo armeno-canadese eletto alla Camera dei Comuni. Assadourian ha condannato l’azione di Minassian: «Ha ucciso dieci persone senza una ragione, ci troviamo di fronte ad una persona con problemi psicologici – ha detto – l’azione di Minassian non ha nulla a che fare con la comunità armena. Non ha importanza la nazionalità, questa rimane una azione deplorevole».
Durante la comparizione in tribunale di Minassian, che è stato rimandato in custodia fino alla prossima udienza del 10 maggio, il padre del killer, seduto in prima fila non è riuscito a trattenere le lacrime. All’uscita della corte, ai giornalisti che si accalcavano per strappargli una dichiarazione, ha detto solo “I am sorry” e si è allontanato.
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