Mercato immobiliare,
la bolla destinata
a sgonfiarsi nel 2023

di Francesco Veronesi del August 12, 2022

TORONTO - Il mercato immobiliare canadese è destinato a raffreddarsi. I prezzi - secondo un rapporto presentato ieri da Desjardins - dovrebbero subire una brusca frenata nei prossimi mesi, con il progressivo calo lungo tutto il 2023: alla fine del prossimo anni, il costo medio di una casa dovrebbe segnare un meno 25 per cento rispetto al picco della corsa al rincaro registrato lo scorso febbraio.

Le stime presentate ieri rappresentano una correzione significativa rispetto a quelle annunciate in precedenza sempre da Desjardins, quando il calo era stato quantificato attorno al 15 per cento. Il generale rallentamento di tutti gli indici del mercato immobiliare - si spiega nel rapporto - è stato alimentato in parte dall’aggressiva politica monetaria di Bank of Canada, che negli ultimi mesi è intervenuta più volte per rialzare i tassi d’interesse. Questo ha generato il raffreddamento dei prezzi e il crollo delle compravendite delle unità abitative in tutte le province del Canada.

Su base regionale, secondo Desjardins il calo dei prezzi sarà maggiormente sentito in New Brunswick, Nova Scotia e Prince Edward Island, dove il costo medio delle abitazioni aveva subito un’impennata senza precedenti nei due anni di pandemia di Covid-19. Ma in generale il rallentamento degli aumenti caratterizzerà anche i mercati più caldi del Paese, cioè l’area metropolitana di Vancouver e la GTA.
In ogni caso, non siamo di fronte allo scoppio della bolla immobiliare.

Secondo il rapporto di Desjardins, i prezzi delle case anche nel 2023 sono destinati a rimanere più alti rispetto ai valori prepandemici. Inoltre, secondo numerosi economisti la Banca Centrale, una volta che si sarà stabilizzata l’ondata inflattiva che ha colpito il Canada negli ultimi mesi, potrebbe riapportare delle correzioni in senso inverso sui tassi d’interessi, aprendo le porte a un nuovo potenziale rialzo dei prezzi medi. Ma in questo caso bisognerà aspettare i prossimi mesi, anche perché il fenomeno dell’inflazione non riguarda solo il nostro Paese, ma anche gli Stati Uniti, l’Italia e il resto dell’Ue.

Ora resta da capire se effettivamente l’inflazione e il repentino aumento del costo della vita nel nostro Paese abbiano raggiunto il picco o meno. In attesa dei dati della prossima settimana che riguarderanno il Canada, i valori statunitensi lasciano ben sperare. Negli Usa a luglio l’inflazione è scesa dello 0,6 per cento su base mensile, primo stop dopo l’impennata degli ultimi due trimestri. I segnali in Canada, in questo senso, sembrano essere incoraggianti. Nelle ultime settimane sono stati registrati dei cali significativi dei costi di numerosi beni che compongono il paniere considerato da Statistics Canada per il calcolo dell’inflazione: dalla benzina ai beni alimentari, passando per il legname e gli altri prodotti energetici.

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