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Le sfide di O’Toole, tra province chiave e unità del partito

Le sfide di O’Toole, tra province chiave e unità del partito

Le sfide di O’Toole, tra province chiave e unità del partito

TORONTO – Ricucire gli strappi e le divisioni all’interno del partito e rafforzare la penetrazione dei tory nelle province chiave, Ontario e Quebec.

Sono queste le due sfide principali che attendono il nuovo leader del Partito Conservatore Erin O’Toole, impegnato in questa fase a ricalibrare le coordinate e le prerogative dell’opposizione con la fine della leadership di Andrew Scheer.

Sul primo fronte, quello del bisogno di ricompattare il partito, il nuovo segretario ha già lanciato dei segnali importanti, confermati con la presentazione ieri del suo governo ombra.

Sono addirittura 9 i deputati federali che nella corsa alla leadership avevano appoggiato apertamente il suo rivale Peter MacKay e che entrano a far parte del governo ombra conservatore: si tratta di Leona Alleslev, James Cumming, Chris d’Entremont, Rob Moore, James Bezan, Pierre Paul-Hus,Luc Berthold, Jag Sahota, Todd Doherty e Tony Baldinelli.

O’Toole ha promosso, inoltre, lo stesso Baldinelli, Karen Vecchio e Tim Uppal – tutti sostenitori del suo avversario – nel Conservative House of Commons Leadership Team.

Il messaggio del nuovo leader è chiaro: i conservatori si devono lasciare alle spalle divisioni, accuse e veleni del passato e avviare una nuova fase all’insegna dell’unità del partito. Ma il futuro politico dei tory passa inevitabilmente attraverso il bisogno di allargare la base del consenso in quelle province che alle scorse elezioni hanno premiato i liberali di Justin Trudeau.

La sfida di O’Toole è quella di andare a recuperare una fetta di elettorato che si è allontanato dal Partito Conservatore in Ontario e in Quebec.

Secondo l’ultimo sondaggio della Nanos, se si dovesse andare a votare in questo momento i conservatori sotto la guida del nuovo leader avrebbero grosso modo gli stessi problemi riscontrati nelle elezioni del 2019, quando raggiunsero quota 34,3 per cento contro il 33,1 per cento del Partito Liberale, ma vennero penalizzati fortemente nella distribuzione dei seggi. E questo perché il voto a favore dei tory proveniva soprattutto dall’Alberta, dal Saskatchewan, dal Manitoba e dalla British Columbia, province che hanno molti meno seggi rispetto alle più popolose Ontario e Quebec.

Secondo la Nanos, cresce la percentuale di elettori potenziali per il Partito Conservatore con O’Toole al timone, ma allo stesso tempo il consenso per il primo ministro Justin Trudeau rimane significativo in queste due province. È quindi del tutto evidente che, almeno in questa fase, O’Toole cercherà di non forzare la mano per arrivare alle elezioni anticipate in autunno.

Un voto che effettivamente non converrebbe a nessuno in questa fase, con l’elettorato canadese non interessato a ritornare alle urne a meno di un anno dalle ultime elezioni federali, specialmente in una fase nella quale le preoccupazioni principali – economiche e sanitarie – sono rivolte alla pandemia di Covid-19 e non alle scaramucce di palazzo.