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L’azzardo di Legault, la cautela di Ford: le Province sono divise

L’azzardo di Legault, la cautela di Ford: le Province sono divise

L’azzardo di Legault, la cautela di Ford: le Province sono divise

TORONTO – Fino a questo punto il Canada ha limitato i danni. E una delle ragioni principali di questo sostanziale contenimento del contagio è stata che tutte le Province, insieme alle amministrazioni comunali e al governo federale, hanno remato nella stessa direzione.

Ogni singola decisione riguardo le limitazioni, il distanziamento sociale, i divieti e via dicendo è stata frutto di un produttivo dialogo tra esecutivo federale e governi provinciali, che hanno coordinato gli sforzi per frenare una pandemia che in tutto il mondo ha registrato finora oltre 3milioni di contagi e quasi 215mila morti.

Negli ultimi giorni questo fronte comune si sta incrinando e l’impressione che ogni singola giurisdizione provinciale abbia deciso di andare per conto proprio.

Saskatchewan e New Brunswick – dopo aver registrato un crollo dei casi – hanno già presentato una dettagliata tabella di marcia temporale per la riapertura, l’Ontario ha stilato una road map senza date per riavviare la produzione economica, mentre il Quebec si è spinto oltre, presentando addirittura un piano di riapertura delle scuole già a partire dall’11 maggio.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci. A nostro avviso quello di Francois Legault rappresenta un azzardo che il Quebec potrebbe pagare a caro prezzo. I numeri continuano a dirci che nella provincia francofona non ci sono le condizioni necessarie per immaginare di tornare alla normalità.

In Quebec si sono registrati circa la metà dei casi canadesi – più di 25mila – e ben oltre la metà dei decessi, circa 1.600, solo ieri 93. I ritmi di crescita del contagio sono superiori rispetto alla maggior parte delle Province, mentre la situazione nelle case di riposo a lunga degenza è talmente fuori controllo che è addirittura dovuto intervenire l’esercito.

In questo scenario, a partire dall’11 maggio riapriranno gli asili e le scuole elementari fuori dalla Greater Montreal Area e dal 19 maggio anche nella metropoli quebecchese. Quello che sconvolge è la mancanza di dettagli nel piano presentato dal premier del Quebec. Chi dovrà controllare il distanziamento sociale tra i bambini in classe, all’arrivo, all’uscita dalla scuola o durante la ricreazione? Cosa succederà nel caso in cui sarà confermata una positività?

Ieri il premier del Quebec ha rincarato la dose, presentando un piano di riavvio dell’economia a partire dal 4 maggio, con la graduale riapertura dei negozi – centri commerciali esclusi – di tutto il settore edile e dell’ingegneria civile e del comparto manifatturiero.

Legault continua a flirtare con la tesi dell’immunità di gregge, da lui più volte indicata come possibile soluzione alla pandemia. Non vorremmo che i bambini del Quebec fossero le inconsapevoli cavie di un pericoloso esperimento di ingegneria sociale dagli esiti incerti.

Certo, prima o poi le scuole in Canada dovranno riaprire, ma sarebbe meglio che questo avvenisse con il contagio sotto controllo, non adesso.

All’opposto, il premier dell’Ontario Doug Ford ha scelto un approccio completamente diverso: quello della cautela e della prudenza, del pragmatismo e della flessibilità. Ascoltando per filo e per segno le indicazioni delle autorità sanitarie.

Sul fronte scuola, il premier dell’Ontario è stato chiaro. “Legault decide come vuole – ha detto – io non me la sento di mettere a rischio i bambini dentro classi affollate, su school bus affollati”. E questo probabilmente perché è stata compresa la prima lezione che questo Covid-19 ci ha insegnato: la sua imprevedibilità.

Partendo da questo dato, è comprensibile come sia meglio aspettare una settimana in più rispetto che accelerare. È di ieri la notizia che in Germania, Paese ritenuto uno dei modelli da imitare nel contenimento della pandemia, il numero dei contagiati è tornato a correre come non accadeva dal metà marzo. Forse sarà una coincidenza, ma la Germania proprio negli ultimi dieci giorni ha allentato le restrizioni.

Se vogliamo prendere per veritieri i dati che ci arrivano dalla Cina, sappiamo che il lockdown necessario per debellare il contagio è durato 76 giorni. E ci riferiamo a un lockdown ferreo, senza mezze misure, effettuato da un regime autoritario che in queste situazione è evidentemente più efficace nel limitare ancora di più le libertà dei propri cittadini.

Qui in Canada, con i tempi, ci troviamo a metà strada. Con una consapevolezza ben precisa: forzare i tempi, affrettarsi ad allentare la presa vanificherebbe tutti gli sforzi e tutti i sacrifici che abbiamo fatto fino a questo punto. Probabilmente non ne vale la pena.