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Il caso Columbus Centre: Maria Rizzo come Orazio al ponte

Il caso Columbus Centre: Maria Rizzo come Orazio al ponte

 
TORONTO – Maria Rizzo, trustee e vice presidente del TCDSB per il distretto numero 5, è un personaggio chiave nella saga infinita sulla demolizione del Columbus Centre, per spianare la strada a Villa Charities Inc nella costruzione di vari palazzi condominiali. È senz’altro una persona coinvolgente.
Per la VCI, il Columbus Centre e tutto ciò che rappresenta la comunità locale e quella ad ampio raggio, è poco più di un fastidioso inconveniente. 
Essa sta inseguendo l’enorme obiettivo della costruzione di condomini, i quali prezzi attuali potrebbero sfiorare magnificamente il miliardo e mezzo di dollari. La VCI ha ancora la registrazione come ente caritatevole, non ci resta che vedere come distribuirà il ricavato. Non è stato ancora detto.
Tornando a Maria Rizzo. All’inizio dell’anno, in un’accalorata riunione del North York Community Council, dove la VCI e il TCDSB discussero le loro visioni del progetto, fu lei che dichiarò a tutti i presenti che le informazioni sul progetto erano fallite dall’inizio e che, di conseguenza, il partenariato stava perdendo la fiducia della comunità. Non è cambiato niente.
Metà della partnership -il TCDSB- ha condotto un’altra “tavola rotonda di discussione”, martedì scorso, con i presidi delle scuole di zona, i presidenti dei comitati scolastici dei genitori e alcuni genitori interessati. Per “bilanciare” erano presenti anche due sovrintendenti ed inoltre il direttore del Board e il suo vice, intenti ad ascoltare cosa i propri impiegati avrebbero detto in loro presenza.
Tra loro e i consulenti, il numero totale dei partecipanti era di circa una trentina. Ho chiesto a Maria Rizzo se si aspettassero di sentire qualcosa di nuovo da questo gruppo; un cinico (quale ahimè io sono) potrebbe cadere nell’allettante conclusione che la relazione era già stata confezionata.
I presenti erano stati appositamente invitati a sentire parlare della meravigliosa nuova scuola che si sarebbe aggiunta alla lista del TCDSB.  
La costruzione di una scuola, indipendentemente dai meriti in sé, non è un problema. Ma, ho chiesto a Maria, se fosse necessario abbattere un’icona della comunità, un bene culturale per costruirla? E perché lei fosse così insistente a proposito?
La sua risposta è stata a dir poco sorprendente. In breve, lei appoggia il TCDSB nell’acquisto della VCI in modo da evitare la realizzazione di una strada (richiesta dagli addetti all’urbanistica, che passerebbe per la Rotonda del Centro, come mostra l’immagine in questa pagina); quindi salvando il Columbus Centre. La carreggiata renderebbe migliore l’utilizzazione del terreno nella parte est, ideale per tre grattacieli condominiali.
Nessun disegno nella presentazione mostra come ciò funzionerebbe. Preso dalla mia impazienza ho chiesto se quella fosse una proposta non ancora posta sul tavolo. Potrebbe non esserla … ancora. Non ho notato nessun rappresentante della VCI a confermare o smentire un proverbiale “piano B”.
Finora, e lei lo ha riconosciuto, è sola nella sua difesa e promozione di un’alternativa per salvare il Centro. Mi posso immedesimare.
Il Congresso Nazionale degli italo canadesi (nelle sedi di Toronto e dell’Ontario) non è stato disponibile a nessun commento sulla questione; idem per il COMITES, recentemente ristrutturato; altrettanto muto è il Centro Scuola e Cultura; anche la Camera di Commercio e la CIBPA rimangono in silenzio. Inutile menzionare la VCI che si autoproclama la “voce della comunità”.
Ne frattempo, la VCI sta rivedendo il numero del personale alla Carrier Gallery, oscurando la Biblioteca Alberto Di Giovanni, cancellando programmi di natura artistica e culturale, con l’intento di mostrare che la demolizione è un fatto compiuto. 
Sta acquistando spazio pubblicitario di ogni ordine e grado, in forma stampata o elettronica, per vendere l’idea della distruzione di ciò già in possesso della comunità, affinchè il TCDSB possa costruire un’alternativa.
Alcuni dei partecipanti, nonostante la presenza di “figure strategiche” nella sala, hanno apertamente obiettato nelle loro relazioni, sulla necessità di un cambiamento e si sono chiesti ad alta voce “per il bene di chi?” 
Maria Rizzo deve sentirsi come Orazio sul ponte.
 
 

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