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I confini Canada-Usa rimangono blindati, cooperazione del G7

I confini Canada-Usa rimangono blindati, cooperazione del G7

I confini Canada-Usa rimangono blindati, cooperazione del G7

TORONTO – Nonostante le pressioni americane, i confini tra il Canada e gli Stati Uniti rimarranno blindati. Lo ha confermato ieri Justin Trudeau durante il suo quotidiano discorso alla Nazione, smentendo l’ipotesi di un possibile allentamento delle misure restrittive attivate alla frontiera a causa della pandemia del Covid-19.

“Nessun altro Paese al mondo – ha aggiunto il primo ministro – ha un rapporto come il nostro con gli Stati Uniti. Detto questo, non è assolutamente giunto il momento di abbassare la guardia. Tutti gli Stati hanno approvato delle restrizioni per i loro cittadini che vogliono andare all’estero, noi seguiremo le nostre ancora per molte settimane”.

Era stato lo stesso presidente americano Donald Trump, durante il briefing di mercoledì, a ipotizzare un allentamento delle misure restrittive ai confini con il Canada. “Il Canada sta facendo bene – aveva detto – noi stiamo facendo bene nel controllo della pandemia, non vedo perché non dovremmo riavviarci verso la normalità entro breve tempo”.

La verità purtroppo è un’altra. Mentre in Canada, almeno per ora, la pandemia è in qualche modo sotto controllo e le misure attivate – distanziamento sociale, chiusura di tutte le attività produttive non considerate essenziali – hanno dato dei buoni risultati, negli States la situazione sembra sfuggita di mano, con oltre 30mila morti e 640mila contagi confermati.

Trudeau in mattinata ha partecipato al vertice in teleconferenza dei leader G7, durante il quale si è fatto il quadro della situazione e si è discusso di una risposta coordinata alle due crisi che stanno andando avanti parallelamente in questo ultimo mese: quella sanitaria e quella economica.

“Come ho già avuto modo dire – ha sottolineato il primo ministro – siamo di fronte a una crisi di carattere globale e la risposta, per forza di cose, deve essere globale. Per questo motivo con gli altri leader del G7 abbiamo discusso le possibili misure da prendere coordinando la nostra risposta. Allo stesso tempo è emersa l’esigenza di aiutare le Nazioni più vulnerabili che non hanno in mano gli strumenti per fare fronte all’emergenza”.

Di concreto, tuttavia, non c’è molto. Fino a questo punto ogni Paese ha affrontato la sfida lanciata dal coronavirus a modo suo, nelle misure che sono state approvate e nella tempistica di attivazione delle limitazioni che sono state poste in atto. Non c’è stata una risposta globale e anzi la mancanza di coordinamento ha alimentato le tensioni che hanno portato alle polemiche degli ultimi giorni sul ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Sempre ieri il primo ministro ha annunciato una nuova modifica nel piano d’aiuti messo in piedi dal governo federale per affrontare la crisi. In particolare, è stato modificato il provvedimento che riguarda i prestiti concessi alle piccole e medie imprese dalle banche con la garanzia del governo.

Fino a questo momento potevano accedere al prestito di quarantamila dollari le aziende che avevano pagato stipendi compresi dai 50mila dollari a un milione di dollari. Da ora, invece, potranno chiedere il prestito le compagnie che nel 2019 hanno speso in buste paga dai 25mila dollari a 1,5 milioni di dollari.

“Non sappiamo quando questa emergenza finirà – ha aggiunto Trudeau – sicuramente le restrizioni rimarranno in vigore per settimane. Dobbiamo essere cauti e vigili. Non possiamo gettare i sacrifici che abbiamo fatto fino a questo punto e rischiare di subire una nuova ondata di contagi peggiore della prima. Quindi, rimanete a casa, lavatevi le mani, se dovete uscire mantenete la distanza di due metri dagli altri”.