«Grato al governo e al popolo canadese»

di Joe Volpe del August 14, 2017
TORONTO - «È felicissimo di essere a casa, è estremamente grato al governo canadese e al popolo canadese. Non si è mai sentito così canadese come adesso». 
Sono state queste le parole di James Lim, figlio del pastore Hyeon Soo Lim, rientrato in Canada dopo essere rimasto in una prigione della Corea del Nord per oltre due anni. Ieri Lim, pastore della Light Presbyterian Church, ha partecipato alla messa nella sua parrocchia di Mississauga dove è stato festeggiato dalla comunità.
Hyeon Soo Lim stava servendo l’ergastolo nel Paese ed era sottoposto ai lavori forzati: Lim era stato giudicato colpevole di “attività sovversive” contro la Corea del Nord. La liberazione è giunta, grazie alle pressioni della delegazione del governo canadese  guidata da Daniel Jean e del primo ministro Justin Trudeau, “per motivi umanitari”. La famiglia ha già ringraziato Trudeau, il ministro degli affari esteri Chrystia Freeland e Global Affairs Canada per tutti gli sforzi fatti fino al rilascio di Hyeon Soo Lim.
Il pastore canadese era stato arrestato nel gennaio del 2015 al suo arrivo nel Paese con una missione umanitaria dove in passato si era già recato oltre 110 volte. «Non sappiamo ancora cosa abbia portato al suo arresto - ha detto il figlio James Lim - è surreale rivedere mio padre qui dopo aver vissuto nella paura per oltre due anni».
Lim è apparso in buona salute ed ha manifestato il desiderio di poter trascorre del tempo con tutta la sua famiglia. «Mi ha detto che ha fatto circa 2.700 pasti da solo - ha aggiunto il figlio - ha detto che durante questi due anni di solitudine ha potuto trascorrere del tempo con Dio. Posso dire che, considerate le circostanze, ha cercato di mantenere alto il suo morale».
James Lim ha aggiunto che suo padre ha potuto abbracciare per la prima volta la nipotina nata durante la sua prigionia: «Mio padre ha anche detto di essere felice di poter festeggiare il primo compleanno della bimba».

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Le verità sulla demolizione del Columbus Centre
di Redazione il December 12, 2017

TORONTO - La questione della demolizione di un’icona culturale della comunità ha raggiunto la Capitale della Nazione. Proprio così. I parlamentari dei vari gruppi elettorali in tutto il paese, hanno iniziato a far sentire la loro opposizione all’abbattimento del Columbus Centre per la realizzazione di una strada nell’ambito di uno sviluppo edilizio condominiale.
I parlamentari di Ottawa si sono uniti a quelli provinciali di Queen’s Park - tra questi almeno due ministri del governo – e gli assessori della città di Toronto, che hanno votato contro la proposta  all’unanimità. Per dire tutta la verità la stessa cosa ha fatto il consiglio comunitario di North York. Il sindaco John Tory ha sfilato con i manifestanti in protesta contro il progetto. L’unico ente “istituzionale” che continua a sfidare il pubblico è l’imprenditore, cioè, il Toronto Catholic District School Board-Villa Charities Inc. Ma i soldi parlano. 
Il duo ha intrapreso un blitz di pubbliche relazioni che è “tutto fumo e niente arrosto”.
Intanto stanno spendendo tra i cento e i centocinquanta mila dollari – pare, per ciascuno – per coinvolgere la comunità in una serie di seminari “informativi” che sono una beffa. Sembra che circa cinquanta ditte consulenti abbiano risposto ad una Request for Proposal (RFP) per guidare i loro eventi “messi in scena”.
Non si conoscono quali sono i costi precisi perché il presidente della VCI il signor (Non sono c…. vostri) Anthony Dicaita non li svela, e il TCDSB non li dice, a meno che una richiesta per rendere pubbliche delle documentazioni sia accompagnata da un assegno di tredicimila dollari.
Dall’altro lato, per esaltare i valori del Columbus Centre, le ragioni della sua esistenza e i programmi, – proprio gli stessi che stanno mandando verso l’estinzione – hanno realizzato dei filmati da mandare in onda sui vari canali televisivi e diffondere sui vari media, ad un costo che si può solo immaginare (senza sottintendere nessun gioco di parole).
L’idea sarebbe quella espressa dal detto inglese “mettere il rossetto ad un maiale”, in modo da rendere l’animale (in questo caso il progetto)  più attraente.

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