Gestione della pandemia,
Canada promosso

di Marzio Pelu del June 28, 2022

TORONTO - Il Canada ha gestito i primi due anni della pandemia di Covid-19 e ha resistito allo sconvolgimento che ne è seguito meglio di molte altre nazioni con infrastrutture sanitarie ed economiche simili: è quanto emerge da una ricerca, pubblicata ieri sul Canadian Medical Association Journal, che attribuisce la buona performance del Canada a misure restrittive e persistenti di salute pubblica, nonché ad una campagna di vaccinazione di successo.

Un team di ricercatori dell'Ontario ha confrontato i dati da febbraio 2020 a febbraio 2022 in undici Paesi: Canada, Belgio, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, tutti Paesi con sistemi politici, economici e sanitari simili.

"Le differenze fra il Canada e gli altri 'G10' sono enormi", ha detto il coautore dello studio, il dottor Fahad Razak, come riferisce CP24. Il Canada ha infatti registrato il più alto tasso di vaccinazione, il numero più basso di persone infette e il più basso anche di decessi dell'intero Occidente: solo il Giappone ha fatto meglio, nel mondo.

Secondo la ricerca, il tasso pro capite cumulativo di casi di Covid-19 in Canada è stato infatti di 82.700 per milione, mentre in tutti gli altri Paesi presi in considerazione, ad eccezione del Giappone, è stato superiore a 100.000 per milione.

Il tasso di decessi correlati al Covid-19 in Canada è stato di 919 per milione, ancora una volta il secondo più basso dietro il Giappone. In tutti gli altri Paesi, oltre 1.000 per milione.

Razak ha affermato che almeno altri 70.000 canadesi sarebbero morti durante i primi due anni della pandemia (il totale dei decessi è attualmente a quota 41.873) se il Canada avesse avuto gli stessi tassi di mortalità degli Stati Uniti, il Paese con il più alto numero cumulativo di decessi correlati al Covid-19. "Ciò significa che la maggior parte di noi probabilmente avrebbe un nonno, un familiare o un amico morto se avessimo avuto la stessa traiettoria degli Stati Uniti", ha detto Razak.

Lo studioso ha poi affermato che i risultati relativamente positivi del Canada si sono ottenuti nonostante l'accesso alla vaccinazione sia arrivato più tardi rispetto alla maggior parte dei Paesi e nonostante alcuni svantaggi strutturali del sistema sanitario. "Alcuni ospedali erano così sopraffatti che abbiamo dovuto trasportare in ambulanza o trasportare i pazienti in aereo verso altri ospedali", ha detto.

Ma il Canada ha avuto una marcia in più quando si è trattato di attuare misure di salute pubblica rigorose e persistenti. Sebbene tali misure abbiano suscitato una veemente opposizione in alcuni ambienti, secondo Razak hanno contribuito a mitigare l'impatto generale della pandemia.

"Molti altri Paesi - ha aggiunto Razak - hanno attuato restrizioni rigorose ma meno persistenti, il Canada è andato avanti per due anni".

Ma è stato soprattutto il successo della campagna di immunizzazione, secondo Razak, a contribuire al contenimento della diffusione del virus. Più dell'80% dei canadesi idonei è stato completamente vaccinato con due dosi a giugno. La percentuale delle popolazioni vaccinate in altri Paesi del 'G10' è compresa tra il 64 e il 77 per cento, secondo lo studio.

“Quando parliamo con i nostri colleghi in tutto il mondo, il Canada suscita invidia per la risposta della popolazione" sia alla campagna di vaccinazione che alle restrizioni, seguite da tutti con rigore. "È una lezione per il mondo: un coinvolgimento molto alto può verificarsi con la giusta strategia".

Lo studio ha anche mostrato che la risposta dei Paesi alla pandemia ha lasciato un onere economico, con il debito pubblico in aumento per tutti i Paesi e lo stesso Canada ha registrato uno degli aumenti relativi più elevati. "Abbiamo avuto impatti economici molto significativi, abbiamo avuto restrizioni molto rigide sulla nostra libertà individuale che hanno portato a cose come l'isolamento... ma abbiamo anche ottenuto risultati davvero tra i migliori in termini di controllo dell'impatto del virus", ha affermato Razak. "Ne valeva la pena? Non è una questione scientifica - conclude - , è una questione di valori, morali e politici”.

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