Esportazione gas naturale liquefatto,
Trudeau tende una mano a Scholz

di Francesco Veronesi del August 23, 2022

TORONTO - Il Canada sta vagliando la fattibilità dell’esportazione di gas naturale liquefatto direttamente in Europa dalla sua costa orientale. A confermarlo è stato ieri il primo ministro Justin Trudeau (nella foto) nella prima conferenza stampa insieme al cancelliere tedesco Olaf Scholz a Montreal. “Faremo il possibile per contribuire all’approvvigionamento globale di energia aumentando le capacità a breve termine. Il Canada esplorerà anche modi per vedere se ha senso esportare il gas naturale liquefatto e se c’è la possibilità per esportarlo direttamente in Europa.

Valutazioni economiche sono in corso tra le imprese in Canada e in Germania”. Il primo ministro e il cancelliere, alla sua prima giornata della visita di stato in Canada, hanno discusso ieri sulla possibilità di un ampliamento dei rapporti commerciali soprattutto sul fronte energetico.

Mettendo da parte il significato geopolitico della visita di Scholz, quali sono le ipotesi concrete in campo di questo soccorso canadese alle politiche energetiche di Berlino? Bisogna partire dal presupposto che la Germania continua a dipendere pesantemente dalle forniture russe sia per il gas naturale che per il petrolio. Per capire quanto la Germania sia dipendente dalle esportazioni di gas russo bastano due dati presentati nei mesi scorsi: circa la metà delle case (cioè oltre venti milioni di abitazioni) sono riscaldate col gas, e oltre il 50% del gas utilizzato sul suolo tedesco nel 2021 veniva proprio dalla Russia.

L’uso del gas nelle abitazioni civili è sufficiente a dare l’idea di quanto il sistema di distribuzione sia capillare sul territorio nazionale, ma oltre alle case private ci sono le industrie. Una fetta considerevole della produzione industriale tedesca infatti dipende proprio dal gas importato da Mosca, ed è soprattutto per questo che il governo di Berlino si è dimostrato restio ad applicare alla Russia sanzioni sulle esportazioni di materie prime energetiche.

La Germania dimezzerà la dipendenza del petrolio russo entro la fine di questa l’estate e punta ad essere “quasi autonoma” per la fine dell’anno. Per quanto riguarda il gas della Federazione russa, l’obiettivo un’autonomia “quasi completa” sarà raggiunto entro i primi sei mesi del 2024. Infine, il capitolo carbone: Berlino stima che la sua dipendenza dalla Russia calerà nelle prossime settimane “dal 50% al 25%”, per arrivare all’indipendenza completa “in autunno”.

Tutte cifre che dipingono un quadro a tinte fosche per Berlino alla luce del progressivo deterioramento dei suoi rapporti con Mosca per via del conflitto in Ucraina. Il Canada quindi rappresenta un’alternativa credibile ma solo a lunga scadenza. Il perché è presto detto: mancano le infrastrutture per l’eventuale trasporto di prodotti energetici dal nostro Paese alla Germania. Ecco allora che la visita di Scholz rappresenta più che altro una dichiarazione d’intenti che una vera e propria via di fuga dalla dipendenza russa. Una sorta di dichiarazione d’intenti, che dovrà essere sviluppata nel futuro prossimo ma che porterà a pochissimi risultati concreti a breve-medio termine.

Nel frattempo la delegazione commerciale tedesca che accompagna il cancelliere ha siglato alcuni accordi con il governo canadese. Oggi a Toronto sarà annunciato il via libera firmato da Ottawa con la Volkswagen e la Mercedes-Benz per garantire alle due compagnie tedesche l’accesso a materie prime come nichel, cobalto e litio per la produzione di batterie.

I memorandum d’intesa saranno annunciati oggi a Toronto, con la presenza di Scholz e di Trudeau.

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