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Economia rompicapo: dubbi sulla ripartenza, boom disoccupazione

Economia rompicapo: dubbi sulla ripartenza, boom disoccupazione

Economia rompicapo: dubbi sulla ripartenza, boom disoccupazione

TORONTO – Il governo federale deve fare i conti con il rompicapo dell’economia. La pandemia di Covid-19 ha scatenato una doppia crisi: quella sanitaria e quella economica.

La prima, seppure con numerose lacune, contraddizioni e con una evidente differenziazione geografica, è stata quanto meno contenuta dalle autorità sanitarie, anche se i timori di una seconda ondata dell’epidemia continuano ad essere presenti.

La seconda, invece, appare fuori controllo. Il Parliamentary Budget Officer (PBO) Yves Giroux, durante il suo intervento davanti a una commissione del Senato, ha quantificato in circa 260 miliardi il deficit per questo anno fiscale.

Un rosso gigantesco, provocato in primo luogo dal corposo pacchetto di aiuti attivato dal governo per sostenere le famiglie, i lavoratori e le imprese canadesi durante la pandemia.

E se rimangono molti dubbi sulla reale capacità del governo federale di garantire la copertura finanziaria dei singoli provvedimenti messi in piedi in questi ultimi mesi senza dover scaricarli direttamente sul debito pubblico, a non convincere appieno ci sono anche altri dati presentati dall’esecutivo che testimoniano la fragilità di questa congiuntura economica del Canada.

Sono circa 8 milioni i canadesi che in questo momento hanno accesso al Cerb, il sussidio di 2mila dollari mensili creato per aiutare tutti coloro che hanno perso lavoro a causa del Covid-19, vuoi perché ammalati, vuoi perché la loro compagnia ha chiuso i battenti.

Allo stesso tempo sembra non aver avuto un grande successo un’altra iniziativa del governo federale, la creazione cioè di un programma di sussidi pubblici destinati ai datori di lavoro intenzionati a mantenere in organico i propri dipendenti, pagando solamente il 25 per cento delle stipendio, con il restante 75 per cento finanziato direttamente dal governo.

In questo caso, sono state 284.038 le domande accettate, mentre secondo le previsioni fatte in precedenze sarebbero dovute essere molte di più.

Ieri sul tema è tornato anche Justin Trudeau, lanciando un nuovo appello ai datori di lavoro. “Mantenere il collegamento tra dipendenti e datori di lavoro non è solamente la chiave per permettere alle persone di rialzarsi ma è anche il modo giusto per rafforzare l’economia. Ecco perché – ha dichiarato il primo ministro – diventa di vitale importanza che i datori di lavoro utilizzino il programma del governo e riassumano i loro lavoratori”.

Ma i dubbi sulla ripartenza sono legati anche alla riapertura asimmetrica che sta avvenendo nelle varie province canadesi. Quelle meno colpite dal contagio – Saskatchewan, Manitoba, Alberta, New Brunswick – sono già molto più avanti nella loro tabella di marcia sul riavvio delle rispettive economie, rispetto all’Ontario e al Quebec, le due regioni che hanno registrato il maggior numero di casi di Covid-19 e di vittime.

Ed è evidente che l’economia nazionale potrà davvero tornare in territorio positivo solamente quando si rimetteranno in moto i comparti produttivi di queste due province.

A gettare ombre sull’immediato futuro c’è anche lo sviluppo del contagio. Perché è del tutto evidente che più si procede nella riapertura e più aumenta il rischio di una nuova impennata dei casi.

La chiave quindi è il trovare il giusto equilibrio tra le esigenze sanitarie e quelle economiche: operazione delicatissima, per la quale non esistono ricette certe e istruzioni pronte per l’uso.