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“Da 4mila a 44mila vittime in Canada per il coronavirus”

“Da 4mila a 44mila vittime in Canada per il coronavirus”

“Da 4mila a 44mila vittime in Canada per il coronavirus”

TORONTO – La pandemia Covid-19 potrebbe uccidere dalle 11mila alle 22mila persone in Canada nei prossimi mesi. E questo con le attuali restrizioni decise a livello federale e provinciale. È lo scenario più probabile secondo gli esperti della Public Health Agency of Canada. Senza le limitazioni, il bilancio delle vittime potrebbe superare quota 300mila. Con le stesse restrizioni ma con un maggiore grado di incidenza del Covid-19 nella popolazione arriveremmo a 44mila morti, con un minore grado a 4.400.

Sono questi gli elementi chiave delle proiezioni presentate ieri a Ottawa da Theresa Tam, Chief Public Health Officer del Canada, che ha sottolineato a più riprese come l’incidenza della malattia e i suoi effetti peggiori saranno comunque determinati da una lunga serie di fattori, a partire dalla capacità dei canadesi di usare gli unici strumenti che abbiamo in mano per contrastare il coronavirus: la distanza sociale e il rimanere a casa il più tempo possibile. Almeno, fino a quando non avremo trovato un vaccino.

Insomma, il ritorno alla normalità è ancora molto lontano.

Justin Trudeau, sempre ieri, ha azzardato alcune possibili date: picco del contagio in Canada entro le ultime settimane di primavera e la fine della prima ondata questa estate.

Come è stato ribadito da più parti, questi modelli non rappresentano un’istantanea precisa della situazione, ma un possibile sviluppo che con il passare del tempo può prendere una direzione migliore del previsto o viceversa. Questi modelli hanno la capacità di essere abbastanza accurati nel breve termine, mentre diventano estremamente imprecisi se applicati a un periodo medio-lungo.

Stando alle proiezioni presentate ieri, entro il 16 aprile in Canada dovrebbero esserci tra i 22.580 e 31.850 contagiati, con i probabili decessi compresi nella forbice 500-700. Nel caso in cui venissero mantenute in vigore le attuali restrizioni, è possibile che in questa pandemia contragga il coronavirus il 2,5 per cento della popolazione. In questo caso 934mila canadesi si ammalerebbero, 73mila verrebbero ricoverati, 23mila finirebbero in terapia intensiva e 11mila morirebbero.

Il secondo modello preso in considerazione dalle autorità sanitarie prevede invece che rimanga infettato il 5 per cento della popolazione canadese: se così fosse, allora gli esperti prevedono 146mila ricoveri in ospedale, 46mila pazienti in terapia intensiva e 22mila potenziali vittime. Senza la presenza di alcun tipo di controllo o limitazione – la famosa immunità di gregge teorizzata dai collaboratori del premier inglese Boris Johnson all’inizio dello sviluppo del contagio in Inghilterra – circa l’80 per cento della popolazione contrarrebbe il coronavirus, con circa 300mila morti.

Sia Tam che Trudeau hanno sottolineato come il comportamento responsabile dei singoli canadesi avrà un’incidenza decisiva nelle prossime settimane. Entrambi hanno invitato i cittadini a rispettare quanto richiesto dalle autorità sanitarie.

Ma un altro elemento da mettere in risalto è la durata della pandemia e la conseguente domanda che ci stiamo facendo tutti in questo periodo: quando potremo tornare a vivere una vita normale? “Torneremo alla piena normalità – ha detto ieri Trudeau – solo con il vaccino e per questo ci potrebbero volere tra i 12 e i 18 mesi”. I tempi saranno lunghi, questo è ormai un dato certo.

Nel caso in cui il contagio dovesse frenare, toccare il picco e concludersi entro l’estate, si può ipotizzare un ritorno graduale, un po’ quello che in Italia è stato definitivo “Fase 2”: rimarranno alcune restrizioni mentre altre saranno progressivamente allentate.

Ma allo stesso tempo – e questo è stato ribadito anche dallo stesso Trudeau – potremmo ipotizzare altre ondate della malattia a livello locale e non più su scala nazionale, con possibili lockdown a livello provinciale, regionale o municipale.

È comunque molto difficile ipotizzare in tempi brevi un ritorno alla vita pre Covid-19. Insomma, la nostra speranza è aggrappata alla corsa al vaccino che sta coinvolgendo decine di gruppi di ricerca in tutto il mondo. Fino a quando non avremo in mano questa arma, dobbiamo abituarci a vivere una vita con limitazioni più o meno forti.

In ogni caso, in questa fase siamo ancora nella gestione dell’emergenza sanitaria e – ha ribadito il primo ministro – l’obiettivo primario è quello di frenare la pandemia attraverso la distanza e rimanendo a casa, uscendo solo in caso di stretta necessità.

È evidente che la decisione di rendere pubblici i dati alle porte della Pasqua Cattolica e di quella Ebraica suona anche da monito nei confronti di coloro che potrebbero violare le regole e passare le festività con parenti e amici. In questo momento non si può.

Almeno per quest’anno dovremo pranzare e cenare solamente con i membri della nostra famiglia che vivono sotto il nostro stesso tetto. Un sacrificio che dobbiamo fare per il bene di tutti.