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Custode della “cultura” in un board errante

Custode della “cultura” in un board errante

TORONTO – E’ doloroso, lo so. Leggere di se stessi, come se non si fosse presente, se non si facesse parte della discussione e rendersi conto che la discussione sta prendendo una piega decisamente negativa verso il peggio. La verità è venuta fuori, la propria immagine e la propria reputazione (se ce n’e’  una, e se conta) interessano solo a coloro che cercano un appiglio in chi faccia rispettare le leggi.
Sei perplesso, o  fingi di esserlo, dalla reazione negativa del pubblico al progetto di costruire ancora un altro complesso di palazzi e villette a schiera. È ”progresso”, sussurri, ed è ciò che rappresenta la comunità. Inoltre, aggiungi riflettendo, stiamo creando degli introiti per continuare programmi che altrimenti scomparirebbero. Ma quali sono? Nessun altro sembra conoscerli o credere in essi. 
E poi ancora, chi sa chi mai tu sia? Il tuo è solo un altro nome sulla lista “degli italiani che detestano di esserlo”.
Comunque, far parte di un direttivo potrebbe arricchire il tuo Curriculum Vitae; non sia mai tu “faccia una domanda durante una riunione”. Sei qui “per servire la comunità”, ti rispondono. Non sai veramente come, ma sembra un’organizzazione impressionante, e in primis cerchi di capire se ne sei all’altezza.
E poi mogio mogio, quatto quatto, qualcuno aggiunge: “ma se vedi un biglietto da cento dollari a terra, non aver paura a raccoglierlo”. Lo ingoi come un qualsiasi commento, che suggerisce semplicemente di approfittare di tutti i benefici legati al compito sostenuto. E vai avanti, cercando di capire  qual è il tuo ruolo.
Sembra che ci sia molto movimento. Noti che il sito ospita eventi di ogni sorta:  personalità del mondo sociale, politico e “artistico” sono sempre intorno.
 È proprio il posto giusto e da ammirare. La “Rotonda” è IL LUOGO di incontro a Toronto, per gli italo-canadesi e dignitari in visita. Il Ristorante Boccaccio pare essere il posto dove chiunque vuole andare, e la Galleria d’Arte Carrier e la più rinomata galleria a Toronto, oltre all’AGO.
“E chi sei tu, per discutere?” chiedi a te stesso.  Poi, gradatamente, qualcosa  sembra  non essere più al suo posto.
Un paio di centinaia di mila dollari sono stati stanziati per la ristrutturazione del Boccaccio, per farlo più simile ai ristoranti del centro città. Le persone non lo frequentano più.
L’asilo infantile, – i bambini, l’orgoglio e la gioia al di sopra di tutto nella famiglia italiana –  è stato posto sotto investigazione da funzionari del governo. C’è un’ispezione forense che ha scoperto diversi esempi di illeciti finanziari e gestionali. I soldi sono stati messi da parte per “evitare occhi indiscreti”.
Risultati da “scarica barile”. Le “persone al vertice” assicurano che non è un grande problema. Si verrà a sapere. Qualcuno ha cominciato a avviarsi verso l’uscita. Il direttivo ha buone conoscenze  e l’organizzazione evita il colpo.
Altri cambiamenti, apparentemente senza un ragionevole motivo, ma “tanto per andare avanti”. Qualcuno chiede se il Columbus Centre avrà ancora una ragion d’essere. Dopotutto – aggiunge – il Consolato generale d’Italia non celebra più lì la Festa Nazionale. Le “istituzioni” italo-canadesi più conosciute abbandonano il sito o vengono scoraggiate a rimanervi.
Anche la rinomata Biblioteca Alberto Di Giovanni, che ospita la più grande collezione delle opere di Dante Alighieri, non esiste più. Ciò che resta è la Galleria d’Arte Carrier, nella Rotonda, che insieme sono considerate il cuore e l’anima dell’Italianità nella GTA.  Le abbiamo appena chiuse.
La collezione di opere d’Arte verrà trasferita. Ma dove? Per quanto tempo? Non vi preoccupate, dicono. Il Provvedditorato Cattolico vuole costruire una nuova scuola nel sito. Sarà migliore del Columbus Centre, dicono.
Senza la storia, senza la raccolta dei contributi artistici della comunità…senza un cuore  e senza un’anima. Il governo provinciale sta per dar loro 32.8 milioni di dollari. Chi sono io per discutere?
Adesso asseriscono anche che Villa Colombo è “obsoleta”. Sarebbe ora di parlare … o di dimettersi.
 
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