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Covid ed economia: domani il governo presenta il conto salato

Covid ed economia: domani il governo presenta il conto salato

Covid ed economia: domani il governo presenta il conto salato

TORONTO – Un’istantanea sulla salute dei conti pubblici canadesi. È quanto si accinge a presentare domani il governo federale, che anche nelle parole ha usato estrema cautela per quello che è il primo vero resoconto di quanto la pandemia di Covid-19 abbia inciso sulle nostre finanze. Il ministro Bill Morneau, infatti, lo ha definito “Fiscal snapshot”.

Non si tratta di un budget, quindi, che doveva essere presentato in primavera ma che è stato messo in naftalina in attesa di superare l’emergenza coronavirus. Non si tratta nemmeno di un Fiscal Update, tipico bilancio della situazione fiscale che contiene però alcune linee guida che saranno poi recepite e finalizzate con la Manovra economica annuale.

Semplicemente, il governo Trudeau dovrà presentare tutti i numeri e i dati relativi alla spesa che l’esecutivo ha dovuto sostenere durante gli ultimi quattro mesi. E qui, di fronte a tanti dubbi e zone d’ombra, abbiamo in mano la prima certezza: ci troveremo di fronte a un buco di bilancio gigantesco, con il deficit alle stelle destinato ad aumentare in modo esponenziale anche nei prossimi mesi.

Di certo sappiamo che il governo, per garantire la copertura finanziaria del pacchetto d’aiuti attivato per le famiglie, i lavoratori e le imprese canadesi ha già dovuto stanziare qualcosa come 174 miliardi di dollari. Tra i vari programmi messi in piedi dal primo ministro Justin Trudeau, il più costoso è stato il Canada Emergency Response Benefit (CERB), che inizialmente doveva durare solamente 16 settimane ma che è stato prorogato per altri due mesi: il conto, salatissimo, è di circa 80 miliardi di dollari.

Un altro dato del quale bisogna tenere conto è la stima effettuata il mese scorso dal Parliamentary Budget Officer, Yves Giroux, che ha quantificato in circa 250 miliardi di dollari il deficit federale che andrà aggiungersi al debito pubblico.

Si tratta di numeri impressionanti, un prezzo da pagare che rimarrà sulle spalle dei canadesi per molte generazioni.
Ma d’altro canto la situazione canadese non è diversa da quella che devono affrontare anche tutti gli altri Paesi. Il lockdown e la chiusura dell’economia ha avuto e continuerà ad avere effetti devastanti per tutti quanti, con aggiunto il peso dell’incertezza per l’immediato futuro, in vista di una potenziale seconda ondata con il conseguente ritorno al lockdown.

Insomma, la situazione è tutt’altro che rosea. In questo contesto la palla passerà alle opposizioni, che negli ultimi mesi hanno chiesto a più riprese di avere una maggiore voce in capitolo nel processo decisionale e più trasparenza da parte dell’esecutivo. Anche perché – è utile ricordarlo – quello di Trudeau è un governo di minoranza, che non gode quindi della maggioranza parlamentare, la cui sopravvivenza è appesa al sostegno alla House of Commons di almeno un altro partito. E la critica che è giunta da più parti in questi quattro mesi di crisi è che il primo ministro abbia deciso di governare respingendo l’approccio cooperativo con gli altri leader pur non avendo in parlamento la forza numerica per farlo.

Ora però i nodi vengono al pettine. Perché quando domani Morneau presenterà la situazione dei nostri conti pubblici offrirà allo stesso tempo alle opposizioni la possibilità di tornare al centro del discorso. Il problema è semmai la debolezza delle opposizioni, con i conservatori ancora legati al leader dimissionario Andrew Scheer che non ha più forza e legittimazione politica per costringere Trudeau alla trattativa.