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Coronavirus, aumenta la violenza domestica

Coronavirus, aumenta la violenza domestica

Coronavirus, aumenta la violenza domestica

TORONTO – Con l’isolamento forzato imposto dal Covid-19 è salito il numero delle donne vittime di violenza. Dopo l’inizio della pandemia, il ministro per i Diritti delle donne e l’uguaglianza di genere Maryam Monsef ha dichiarato che il suo dipartimento si è consultato con organizzazioni di prima linea, province e territori e parlamentari di tutto il Canada per poter avere un quadro più preciso dell’impatto della crisi.

Non è certo un bella situazione quella emersa: dallo studio è venuto a galla un aumento del 20-30% della violenza di genere e di violenza domestica in alcune parti del Paese, sebbene non siano ancora disponibili dati su dove si stia verificando il problema.

«In alcuni luoghi le richieste di aiuto sono aumentate del 400% circa», ha detto Monsef, riferendosi alle circostanze in cui si trova un centro di accoglienza nella Greater Toronto Area.

La York Regional Police, che serve la popolazione a nord di Toronto, da quando sono entrate in vigore le misure di isolamento dovute al coronavirus ha riportato un aumento del 22% dei casi di aggressioni tra le mura di casa.

Quel che invece è diminuito è il numero delle telefonate di denuncia ai centri antiviolenza. Meno richieste di aiuto non significa però che la violenza non venga perpetrata.

«In alcune zone e in molte delle comunità rurali alcune organizzazioni in prima linea riferiscono che in questo periodo stranamente tutto sembri tranquillo… troppo tranquillo – ha affermato il ministro Monsef che è anche responsabile dello sviluppo economico rurale – questo silenzio da parte delle donne è dovuto probabilmente al fatto che in casa sono maggiormente sorvegliate e non hanno la possibilità di chiedere aiuto. E questa è un’altra sfida che dobbiamo affrontare».

Finora, il governo federale ha promesso 50 milioni di dollari per aiutare i rifugi delle donne, i centri di violenza sessuale e strutture simili nelle comunità indigene durante questa crisi.

«Inoltre non tutti sono consapevoli che i rifugi, che sono stati considerati un servizio essenziale, sono ancora un’opzione disponibile – ha affermato Wanda McGinnis, Ceo della Wheatland Crisis Society dell’Alberta – sono davvero spaventata perché penso che quello che stiamo vedendo sia un silenzio preoccupante».

La Monsef ha affermato che il suo dipartimento ha ricevuto il feedback dalle consultazioni e sta ora lavorando a un nuovo piano d’azione. «Queste idee vanno dal sostegno immediato alle famiglie e alle vittime, a una helpline per gli uomini in modo che possano telefonare quando si sentono stressati e ansiosi», ha detto.

Il ministro ha affermato di aver parlato con ‘centinaia’ di organizzazioni in prima linea per identificare le loro carenze nei servizi e sollecitare proposte per ciò di cui hanno bisogno.

«Tutti sono d’accordo sul fatto che ci sarà un enorme aumento della domanda di servizi una volta che le misure di isolamento inizieranno ad essere allentate – ha concluso Martin – avremo bisogno di ulteriori risorse lungo la strada, e penso che i centri di accoglienza stiano già iniziando a prepararsi».