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Columbus Centre: Vendita delle opere d’arte, un altro colpo basso di VCI

Columbus Centre: Vendita delle opere d’arte, un altro colpo basso di VCI

Foto: La Joseph Carrier Art Gallery del Columbus Centre

TORONTO – Dopo il licenziamento di qualche mese fa del curatore della Joseph Carrier Art Gallery sembra giunto ora il tempo di disfarsi della collezione di dipinti e opere d’arte che trovano posto al Columbus Centre. Alla Graci, che secondo i ben informati si opponeva ai piani di Villa Charities riguardo la galleria d’arte, è subentrato Flavio Belli al quale sarebbe stato assegnato il compito di vendere la collezione d’arte della galleria. Sono numerosi i dipinti donati alla galleria, molti hanno anche grande valore. «Nella lobby c’è un dipinto molto grande di Ken Kirby con un valore attuale di circa 100mila dollari – ha detto al Corriere tempo fa l’artista Christine Genowefe che in passato ha esposto le sue opere nella Carrier Art Gallery – tante altre opere si trovano negli uffici dei dirigenti. Cosa ne sarà di questi dipinti?». 

 
Una domanda lecita che oltre alla Genowefe, si pone la comunità. Sono opere, queste, donate nel corso degli anni al Columbus Centre e che ora rischiano di essere vendute in sordina, senza che nessuno sappia nulla di tutto questo. Ancora una volta Villa Charities sembra calpestare la comunità e la sua richiesta di una maggior trasparenza. 
Quanti pezzi compongono la collezione? Quale è il suo valore? 
È stato fatto un inventario delle opere, una stima di un esperto qualificato e non di parte? Perchè non viene data ai membri del Columbus Centre la possibilità di visionare e magari acquistare queste opere prima che vengano vendute ad altri?
L’elenco delle domande che rimangono senza risposta potrebbe continuare. La comunità  vorrebbe maggior chiarezza sul futuro di queste opere anche se la domanda principale, quella che fa frullare il cervello, è una sola: perchè vendere se nel progetto futuro troverà ancora posto la galleria d’arte? Quale è il senso di tutto questo?
Se Villa Charities intende riconquistare un po’ di fiducia da parte della comunità deve cambiare registro. Tenere all’oscuro i membri del Columbus Centre e tutti quelli che di questo centro hanno fatto un punto di riferimento, sui cambiamenti decisi, non è il modo migliore. Sembra proprio che i suoi direttori siano intenzionati a continuare sulla strada intrapresa fin da quando è stato stipulato in sordina l’accordo con il Board cattolico di Toronto. La comunità che ruota attorno al Columbus Centre non è mai stata informata di cosa stesse bollendo in pentola. «Ancora una volta è una questione di trasparenza e responsabilità, cose verso le quali Villa Charities sembra avere una forte allergia», è stato il commento di un professionista di spicco della comunità.
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