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Columbus Centre: “Un progetto sbagliato, meschino e miope”

Columbus Centre: “Un progetto sbagliato, meschino e miope”

TORONTO – Sbagliato, meschino e miope. Con questi tre aggettivi Art Krause, 64 anni e membro del Columbus Centre da otto, descrive il progetto che porta la firma del Toronto Catholic District School Board e di Villa Charities Inc. 
In una lunga e ben articolata email, il sostenitore del centro comunitario italian-style, “smonta” il progetto e fa dei commenti e delle osservazioni in merito al City Staff Report. Una email, questa, inviata ai trustee del board cattolico di Toronto, all’arcivescovo di Toronto, al ministro Hunter, al deputato Mike Colle, alla premier Wynne, all’associazione CASA e a Villa Charities.
Villa Charities, secondo Krause, è partita con il piede sbagliato. “Lo scorso 12 aprile non ha avvisato la comunità del meeting  – scrive Art Krause – nonostante in base al Planning Act è necessario avvertire fino al raggio di un chilometro dal centro, 
io che vivo a Bathurst e Eglinton non ho ricevuto nessuna notifica. E come me anche altri membri del Columbus Centre come Larry, Ruth, Reno, Lou, Leon, Murray, Frank, Marco e Elliott, solo per citarne alcuni”.
Il non tenere in considerazione la comunità e i membri del Columbus Centre, secondo Krause, dimostra in modo chiaro e inequivocabile che della gente a Villa Charities non interessa nulla. “C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo”, è la considerazione amara del membro del Columbus Centre.
Krause non risparmia neppure il City Staff Report che cita il Provincial Policy Statement and Provincial Plans che per valutare il valore di un progetto analizza obiettivi e standard lodevoli ma che in questo caso “non guarda oltre”. “Quel che mi lascia perplesso è che non viene assolutamente menzionata la necessità di valutare l’impatto causato dalla perdita di questa splendida struttura sulla comunità – scrive Krause – sulle molte centinaia, se non migliaia di persone vulnerabili – giovani e anziani – che si affidano a questa struttura per la loro salute, sicurezza e qualità della vita. Non viene analizzato in che misura questo progetto contribuisce o non a costruire una comunità più forte e più sana ed il contesto locale del progetto in questione”.
Non manca di notare Krause come nel progetto le strutture sportive non vengono menzionate così come non si prendono in considerazione il numero di persone che attualmente le utilizzano. «È come se l’attuale impianto di fitness non esistesse nemmeno – constata Krause – ci sono parti di questa edificio che certamente mostrano i segni del tempo e che necessiterebbero di essere ristrutturate, ma la soluzione non è quella di sventrarla”. Per Krause “il Columbus Centre è una struttura e un centro culturale unico frequentato da persone di origine e credo diverso che vengono a fare ginnastica qui ma è soprattutto l’atmosfera sociale e conviviale ad essere ineguagliabile”.
Krause, nella sua analisi prende in considerazione anche il rapporto di Statistics Canada in base al quale gli over 65 hanno sorpassato in numero i ragazzi fino ai 14 anni. “Questo progetto distruggerebbe un impianto del quale gli anziani, parte della popolazione in aumento, avranno sempre più bisogno per costruire una scuola alla quale si iscrive un numero sempre minore di ragazzi”.
L’esortazione che Art Krause rivolge a tutti i destinatari della email è quella di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per “respingere questa proposta guidata da interessi personali di pochi e obbligare queste persone a presentare un progetto che la comunità può – e di certo lo farà – sostenere orgogliosamente”.  
 
 
 
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