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Columbus Centre, scende in campo l’avvocato Ciccia

Columbus Centre, scende in campo l’avvocato Ciccia

TORONTO –  A difesa del Columbus Centre è sceso in campo l’esercito di persone che usa le sue strutture sportive, i genitori i cui figli frequentano i corsi di danza, gli amanti dell’arte e della cultura italiana nonchè della buona cucina. Ma non solo. 
Fin da quando il progetto del Toronto Catholic District School Board (TCDSB) e di Villa Charities è stato reso pubblico anche Odoardo Di Santo, Maria Augimeri, Laura Albanese, Mike Colle e Josh Colle, solo per nominarne alcuni, si sono schierati affinchè il Columbus Centre rimanga così come è sul luogo dove si trova dall’inizio degli anni Ottanta. Ieri, tramite una email inviata al Corriere Canadese che sta seguendo passo dopo passo la vicenda, ha voluto far conoscere la sua posizione anche Ralph Ciccia, uno degli avvocati più stimati di Toronto.
Era la primavera del 1979, ricorda Ciccia, che all’epoca era un avvocato fresco di laurea che aveva appena aperto il proprio studio legale, quando Emilio Gambin lo invitò a donare 10mila dollari per la costruzione del Columbus Centre. Denaro che il giovane professionista donò in cinque rate: “Probabilmente la donazione migliore e maggiormente significativa che io abbia mai fatto”, scrive Ciccia.
Ralph Ciccia conclude la sua lettera difendendo il diritto della comunità a poter continuare a godere del Columbus Centre, il centro che ha preso vita grazie al sogno e agli sforzi degli italocanadesi. “Il Centro è stato costruito in gran parte dalla comunità e per la comunità. Non credo che Villa Charities (e certamente non il TCDSB) abbiano il diritto legale e morale di demolirlo!”.
La voce dell’avvocato di Woodbridge si unisce al coro delle tante persone, dei professionisti della comunità italiana di Toronto, di tutti quelli che anche se non hanno origini nel Belpaese si stanno battendo per salvare il Columbus Centre dalla demolizione. Per non dire anche del consiglio comunale di North York e di quello di Toronto. Tante voci che finora sono rimaste ignorate.

Sto seguendo con interesse e qualche preoccupazione le scaramucce tra Villa Charities e il TCDSB da un lato e la Comunità di Dufferin e Lawrence dall’altra, riguardo il progetto mal concepito di demolire il Columbus Centre.
Essendo stato uno dei tanti contributori finanziari alla costruzione del Centro, desidero esprimere e spiegare anche la mia posizione in merito.
Nell’Autunno del 1979, pochi mesi dopo aver iniziato il mio lavoro di avvocato praticante, lo scomparso Emilio Gambin, Q.C., venne a trovarmi nel mio ufficio.
Avevo fatto il tirocinio nel suo ufficio (Gambin & Bratty) e, per rispetto e anzianità mi rivolgevo a lui come signor Gambin. Lui mi chiamava “Cic” come il mio vecchio amico John Guido mi chiamava quando lavoravamo insieme negli uffici Gambin & Bratty.
Ancora mi ricordo che la nostra conversazione andò così:
“Cic -disse- stiamo per costruire un centro comunitario a Dufferin e Lawrence e abbiamo bisogno del tuo aiuto …. Consideriamo un impegno la tua offerta di 10mila dollari.”
“Signor Gambin -risposi- stara’ scherzando, ha per caso dimenticato che ho aperto il mio ufficio a maggio? Non credo che riuscirò a guadagnare 10mila dollari quest’anno!”
“Non ti preoccupare Cic, puoi pagare in cinque rate annuali di 2mila dollari e non devi versare la prima fino alla fine dell’anno. Inoltre ti regaliamo la tessera per cinque anni.”
I 10mila dollari donati al Centro, sono discutibilmente la migliore e più significante donazione che abbia mai fatto.
Per più di vent’anni dopo la costruzione del Centro ho fruito delle strutture, giocando a squash in  compagnia di Frank Soppelsa, Tony Lecce, Rocco Russo, Bruno Bertolin, Robert Galati e tanti altri. Il Centro mi ha anche dato l’opportunità di rafforzare l’amicizia con Con Di Nino, Tony Fusco, Tony Pascale, Tony Di Poce, il mio vecchio compagno di scuola Pal Di Iulio e tanti altri frequentatori abituali del Centro.
Mi ricordo ancora della foto in bianco e nero fatta sulla piattaforma di un camion al Varsity Stadium, che io e Pal ci facemmo nel 1970, appesa ad una parete del Caffè Cinquecento. Come studenti del St. Michael’s College all’Università di Toronto, arrivammo primi alla Home Coming Parade, con lo slogan “Fate il vino, non fate la guerra”.
Uno dei miei amici con il quale giocavo a squash è ora membro del direttivo di Villa Charities e cerca di giustificare il progetto di demolizione del Centro con il fatto che non è da diversi anni auto sufficiente.
Potrebbe essere vero, ma non sono sicuro che la demolizione del Centro è l’unico modo per bilanciare i conti di Villa Charities.
Villa Charities dovrebbe concentrare i suoi sforzi su come rendere il centro sostenibile e non ricorrere alla sua demolizione.
Il Centro e’ stato costruito in gran parte dalla comunità e per la comunità, non credo che Villa Charities (e certamente non il TCDSB) abbiano il diritto legale e morale di abbatterlo!
 
Ralph Ciccia
Avvocato
 

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