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“Columbus Centre, mi affido a Colle”

“Columbus Centre, mi affido a Colle”

Intervista di fine anno del Corriere Canadese alla premier dell’Ontario Kathleen Wynne

 

TORONTO – Al Corriere Canadese è stata offerta l’opportunità di intervistare brevemente, per dieci minuti, in occasione della fine dell’anno, il primo ministro dell’Ontario Kathleen Wynne. Nessuna domanda anticipata, né per iscritto, né oralmente. Abbiamo accettato. L’incontro si è svolto con un informale dialogo tra l’intervistatore (me) e la premier. È durato ventiquattro minuti e quanto segue è la trascrizione sommaria del testo completo.
 
 
Premier Wynne, se il mondo politico dovesse finire tra cinque o sei giorni, quale sarebbe la sua eredità? Per cosa verrebbe ricordata o vorrebbe essere ricordata?
«Credo che il nostro governo abbia fatto molto per migliorare la disponibilità e offrire servizi e cure sanitari, in modo particolare alle persone più vulnerabili e alla popolazione anziana, demograficamente in crescita. Abbiamo dedicato finanziamenti maggiori allo sviluppo di personale esperto e qualificato nel provvedere assistenza nei tempi e nei luoghi più necessari. Inoltre abbiamo sviluppato nuovi programmi o migliorati quelli già esistenti per livellare le disuguaglianze nel sistema sanitario, per essere sicuri che nessun cittadino venisse escluso dalle cure essenziali per una qualità di vita dignitosa nei momenti di stress dovuti alla malattia».
Si è interessata di quelle infrastrutture materiali richieste per permettere tali servizi? Con l’invecchiamento della popolazioni, tanto per dire, saranno necessari più “letti”?
«Certamente, e per questo abbiamo lavorato con le municipalità, le comunità di zona, per assicurare finanziamenti e livelli di assistenza che fossero più appropriati a ogni particolare “sede”, “centro di assistenza comunitario” e servizio».
Culturalmente adeguati e mirati?
«Sì, in alcuni casi, dove c’è un numero notevole che lo rende fattibile. Lei sa che l’aspetto della nostra città e della nostra provincia sta cambiando, ed è di buon senso collaborare con le comunità locali per garantire servizi che spesso loro stesse esigono di avviare da sole».
Come Villa Colombo ad esempio.
«Esattamente. O, nel mio collegio elettorale, che include Thorncliffe Park, dove la comunità arabo/mussulmana della zona, ha dato il via all’organizzazione di servizi che soddisfino i suoi bisogni e che riflettono le particolarità culturali/religiose. In ogni caso, la Provincia ha l’obbligo di stabilire degli standard e offrire assistenza che trascenda le differenze culturali/religiose e anche linguistiche. Io mi affido ad un consigliere (esperto) il quale compito è quello di aggiornarsi sui cambiamenti e di esplorare per me e per il mio governo, le possibilità per adeguamenti che vanno contemplati e finanziati».
Cosa succede quando i fondi assegnati o destinati per un obiettivo o uno scopo specifico, non raggiungono la meta, o vengono utilizzati alla finalizzazione di un progetto che non era inizialmente contemplato nell’assegnazione? Sta succedendo qualcosa del genere con i fondi che il governo ha proposto di stanziare per la riqualificazione di una scuola che ora risulta in un progetto associato con il Columbus Centre.
«Pensavo che sarebbe arrivato lì. Conosco la zona. Lei ricorderà che, negli primi anni della mia carriera  politica, io ho rappresentato quel distretto come fiduciario per il provveditorato delle scuole pubbliche: ho partecipato a diversi eventi in quel Centro. Sono al corrente del processo di consultazione che si avvicina al completamento e non farò commenti fino ad allora. Nel frattempo e successivamente, continuerò a tenermi informata, mi consulterò con i ministri interessati e con il mio collega, l’onorevole Mike Colle, deputato di zona. Poi, prenderemo una decisione che sarà la più adeguata per la comunità».
Ok. Giusto. Giacché stiamo parlando di scuole e comunità, lei sarà anche al corrente degli sforzi di tanti italo canadesi, per accedere ai programmi delle nostre scuole in italiano, anche se si scontrano con le tattiche discutibili dei provveditorati della GTA mirate alla riduzione della disponibilità di programmi nelle lingue d’origine.
«Una delle mie responsabilità parlamentari è stata nel passato quella di Ministro dell’Istruzione. Ho anche una specializzazione in Linguistica. Lei può capire il perché io consideri il valore, da un punto di vista accademico e pedagogico, di ciò che oggi chiamiamo lo studio delle Lingue Internazionali. Diverse ricerche mirano a migliorare le abilità cognitive osservate tra quelli che imparano o praticano l’uso di una seconda o anche terza lingua, eccetera»
Eppure provveditorati scolastici come TCDSB e lo YRCDSB hanno recentemente avviato piani per eliminare le Lingue Internazionali – e in particolare l’italiano – dai loro programmi. Nella Regione di York più di 8mila bambini sui 27mila iscritti nelle scuole elementari, seguono un programma che il Board vuole eliminare. Lei ha preso in considerazione l’idea di inserire le Lingue Internazionali nel curriculum di base e di finanziarlo in modo che i provveditorati non le elimino dai programmi?
«Le circostanze a York sono state conseguentemente risolte, come lei sa, in parte anche grazie al nostro intervento. Anche il vostro Console Generale si è dato da fare con noi. Per quanto riguarda il finanziamento e l’inserimento nel curriculum di base, è qualcosa che siamo pronti ad esplorare con le diverse comunità interessate e le organizzazioni preposte, come i provveditorati».
L’istruzione e le politiche demografiche garantiscono la sopravvivenza delle comunità e le mantengono vibranti. In un ambiente dove la popolazione invecchia – e gli italiani non sono un’eccezione – l’immigrazione e le politiche demografiche potrebbero essere l’unica salvezza per la vitalità culturale. L’immigrazione è uno dei due diritti costituzionali che il governo provinciale condivide con quello federale.  Lei ha intenzione di assumere una posizione più aggressiva con il governo federale per quanto riguarda l’immigrazione?
«Per l’Ontario, il nostro ministro Laura Albanese ha già avuto successo nella negoziazione di programmi più favorevoli e procedure più rapide con la sua controparte federale. Non è un segreto che l’immigrazione sopperirà alla diminuzione della popolazione, dovuta al calo delle nascite che continua ad aumentare».
Come lei sa, c’è un gran numero di giovani italiani, istruiti e preparati, che lasciano l’Italia; sono più di centomila all’anno. Noi siamo interessati – e penso anche l’Ontario lo sia – nell’attirare il maggior numero possibile di essi. Era questo che intendevo in un approccio più aggressivo, perché questi purtroppo stanno andando altrove.
«Ed io ne sono al corrente. L’Ontario dovrebbe attirarli, insieme ad altri individui dinamici da ogni parte del mondo. Sono d’accordo, è nel nostro interesse economico a lungo termine. Come ho detto, il ministro Albanese è molto ferrata in questi problemi e sa come affrontarli. Mi fido del suo impegno. Ha il mio pieno sostegno nelle sue trattative con il suo omologo federale».
Un’ultima domanda che è anche un appunto. Io credo che lei abbia “rubato la scena” durante la cerimonia inaugurale della nuova linea metropolitana, la settima scorsa. L’opinione generale sostiene che l’apertura della metropolitana nella zona nordovest della GTA era attesa da troppo tempo. La gente si è subito espressa su un’imminente espansione e il collegamento con altre reti del trasporto pubblico verso Bolton, Caledonia, Brampton dove molti della comunità italiana si sono spostati. Lei è stata anche Ministro dei Trasporti; ci sono progetti per l’espansione del “servizio pubblico” che colleghi la nostra comunità alla vita economica di Toronto e di Vaughan?
«In una sola parola? Il titolo originale del Ministero dei Trasporti era Ministero delle Autostrade; probabilmente indicava il suo ruolo principale nel realizzare le infrastrutture per favorire l’economia provinciale. Oggi le autostrade non sono meno importanti, ma l’operato di spostare le risorse umane dal punto A al punto B e oltre è un esercizio chiaramente molto più complicato e avvincente nel nostro tempo. Sono lieta che il nostro ministro dei Trasporti, Stephen Del Duca, stia rivelando strategicamente i nostri piani. Il nostro obiettivo  è quello di collegare più gente e più comunità possibili, con tutta l’efficienza e la sostenibilità possibili. Ciò fa parte del nostro piano economico e innovativo, che rende l’Ontario una regione competitiva dove investire e dove la qualità di vita  sia attraente per quelle persone che vogliono stabilirvisi». 
 
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