Columbus Centre: Dove è l’italianità della Dante Alighieri?

di Mariella Policheni del July 13, 2017
Per Villa Charities e TCDSB nel Columbus Centre deve trovare posto la Dante, dove non si insegna nemmeno la bella lingua
 
TORONTO - Una scuola dove l’italiano non fa parte del curriculum in un centro che si vanta di essere un fulcro della cultura e del life-style italiano. Sono innumerevoli i motivi per i quali l’idea di far condividere lo stesso edificio al Columbus Centre e alla Dante Alighieri Academy non sembra essere una scelta appropriata, saggia e dettata dalla logica. 
 
Nel curriculum accademico della Dante
non rientra l’insegnamento della lingua italiana
Alla comunità che frequenta i tanti programmi e le strutture sportive del Columbus Centre, questo tra la scuola e il centro comunitario, è parso fin dall’inizio un “matrimonio sbagliato”. «Ma cosa ha a che fare il Columbus Centre con una scuola superiore?», è la domanda che si pone Klara Diciano, assidua frequentatrice del programma di acquafitness del centro da tantissimi anni. «Il Columbus Centre non c’entra nulla con la scuola, sono due entità diverse», aggiunge la signora di origine tedesca innamorata dell’atmosfera italiana del Columbus Centre. 
Non sembrano pensarla allo stesso modo però i dirigenti del Toronto Catholic District School Board (TCDSB): dalla direttrice all’Istruzione Angela Gauthier al direttore associato “Academic Services” Rory McGuckin al direttore associato “Planning and facilities” Angelo Sangiorgio fino alla trustee del ward 5 Maria Rizzo. Per loro non solo un nuovo edificio è necessario per la scuola ma anche la partnership con  Villa Charities può tradursi in nuove opportunità per gli studenti. In una articolo del 2011 apparso su The Catholic Register, Sangiorgio afferma che “il TCDSB ha già  una partnership di lunga data con il Centro Scuola attraverso l’Interational language and heritage program”. I corsi del Centro Scuola,  in realtà non hanno nulla a che fare con il curriculum accademico della Dante che non include l’apprendimento della lingua italiana e che non sembra abbia intenzione di farla diventare una materia di studio in futuro. Alla Dante, l’italiano, non trova posto e la collocazione del Columbus Centre in una struttura unica con la scuola, non trova ragione di essere. Il Columbus Centre, come si legge sul sito di Villa Charities (www.villacharities.com), vuole essere “un popolare luogo di incontro dove le persone possono godere della ricchezza della cultura italiana in Canada; una vera e propria piazza che unisce arte, cultura, fitness e alta cucina, tutte sotto un unico tetto». 
Un biglietto da visita, questo, capace di esercitare grande attrazione non solo in chi italiano lo è per le sue origini, ma anche sulle altre comunità: allora, considerata la forte opposizione comunitaria al progetto, come spiegare l’accanimento dei dirigenti del provveditorato cattolico di Toronto nel volerlo fare diventare realtà, facendo orecchie da mercante alle proteste? «Quella che era una emergenza sei anni fa quando la Dante era frequentata da 1.300 studenti - ha detto il deputato provinciale Mike Colle - non ha più ragione di essere considerata tale visto che il numero dei ragazzi è sceso”. Secondo i dati della portavoce del ministro Hunter, Heather Irwin sono esattamente 968. Sono tante le domande che non trovano una risposta e che, come ha detto Colle,  «alimentano sospetti nella comunità»: resta da capire se questa vicenda, che ha scatenato l’ira della gente, abbia anche creato conflitti all’interno del TCDSB.

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Piccininni mentre presenta la mozione in aula al TCDSB

 TORONTO - C’è un barlume di speranza per quelli che stanno combattendo contro la demolizione del Columbus Centre e  dei programmi per il quale è stato costruito e che il direttivo della Vci ha deciso di distruggere  con tutto l’edificio.

Giovedì scorso, circa una settantina (70) persone ha affollato gli esterni del Tcdsb all’80 di Sheppard Avenue, per sostenere il fiduciario Sal Piccininni.
Quest’ultimo aveva tentato di presentare una mozione da discutere durante una riunione del Comitato per lo Student Welfare e Human Resources, affinché il Tcdsb facesse un passo indietro sull’accordo con la Vci verso la demolizione del Columbus Centre.
Il presidente inizialmente ha bocciato la mozione perché fuori agenda. 
Piccininni però non demorde. Nei diversi giorni seguenti si è giunti a una sorta di compromesso e gli è stato accordato il permesso di presentare il suo intento di discutere la mozione in piena riunione del Tcdsb il prossimo 17 novembre. 
La mozione é qui allegata.
Il piccolo esercito di sostenitori si è quindi diretto all’interno della sala riunioni per ascoltare direttamente la presentazione del signor Piccininni e poi raccogliersi intorno a lui e al fiduciario, vice presidente, Frank D’Amico, all’entrata dell’edificio per esprimere a questi i loro sentimenti di gratitudine.
Sono circolate voci che la Vci ha minacciato una querela contro il Tcdsb per l’inadempimento verso “la realizzazione dell’affare” che ha controfirmato. 
Anche se ciò è stato confermato, seppur in anonimato, da tre fiduciari, né il presidente della Vci Aldo Cundari, né l’amministratore delegato Tony De Caita, hanno prontamente risposto per cofermare o respingere la veridicità di questa tattica.
“Non dico nulla a proposito”, ha affermato Piccininni, “posso solo riferire a voi e ai miei colleghi che questo problema è andato lungamente oltre la comunità locale e nessuno tra quelli che ho incontrato sta sostenendo il progetto”.

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