CorrCan Media Group

Case di cura, anziani abbandonati anche prima

Case di cura, anziani abbandonati anche prima

Case di cura, anziani abbandonati anche prima

TORONTO – Dito puntato contro le case di cura a lunga degenza. E non solo per le brutture emerse durante la pandemia di Covid-19. È un rapporto che non fa sconti a nessuno quello stilato dalla Royal Society of Canada che ha messo in evidenza come l’arrivo del coronavirus sia riuscito a portare alla luce del sole molte carenze di vecchia data nel sistema e abbia causato alti livelli di “sofferenza fisica, mentale ed emotiva” agli anziani.

“Quelle vite perse inutilmente avevano valore – si legge nel rapporto di un gruppo di lavoro presieduto dalla dottoressa Carole Estabrooks della University of Alberta – quelle persone meritavano una migliore conclusione della propria vita e una buona morte. Li abbiamo abbandonati”.

Il gruppo di lavoro, creato dalla task force Covid-19 della Royal Society di scienziati e ricercatori, ritiene che le cause del fallimento siano complesse ma sono radicate in quelli che indica come “atteggiamenti impliciti sistemici e profondamente istituzionalizzati riguardo all’età e al genere”. È emerso che l’81% dei decessi di Covid-19 del Canada sono avvenuti in case di cura a lunga degenza, un numero molto più alto di quello riportato in paesi comparabili come Stati Uniti (31%), Australia (28%) Spagna (66%).

Gli autori affermano che le case di cura canadesi hanno permesso di abbassare il rapporto personale-paziente e negli ultimi anni si siano sempre più spostati verso una forza lavoro non regolamentata, anche se i pazienti vivono più a lungo con malattie – come la demenza – che richiedono cure sempre più complesse.

“Quei lavoratori non regolamentati ricevono i salari più bassi nel settore sanitario, ricevono una formazione formale variabile e minima in (assistenza a lungo termine) e raramente fanno parte del processo decisionale sull’assistenza ai residenti” si legge nel rapporto, che rileva che molti di questi lavoratori dichiarino di essere sovraccarichi di lavoro e di soffrire di alti tassi di esaurimento.

Tuttavia, il rapporto rileva anche che i controlli di infezione di base e i dispositivi di protezione individuale erano spesso carenti e che molti dipendenti lavoravano in più strutture, aumentando le possibilità di diffusione del virus. “Abbiamo il dovere di affrontare e risolvere questo problema – non solo per porre fine all’attuale crisi delle malattie trasmissibili, ma per riparare il settore che ha permesso a quella crisi di provocare un tale caos evitabile e tragico”, hanno scritto gli autori.

Il rapporto formula nove raccomandazioni orientate ad affrontare una “crisi della forza lavoro che lascia le case a corto di personale e gli impiegati sottopagati e sopraffatti”.
Gli autori hanno invitato Ottawa a sviluppare standard nazionali federali per il personale e la formazione e a subordinare il finanziamento provinciale alla soddisfazione delle richieste. Il governo federale dovrebbe anche garantire che vengano raccolti dati sulla qualità della vita dei residenti, sugli standard di cura e sulla soddisfazione dei lavoratori e garantire che vengano analizzati da un ente terzo, afferma il rapporto.