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Caos Scuola – TCDSB: “la testa nella sabbia” per risolvere i problemi

Caos Scuola – TCDSB: “la testa nella sabbia” per risolvere i problemi

TORONTO – A prescindere dal rispetto per la richiesta del trustee, non nominerò il plesso scolastico. Dopotutto è un collettivo di genitori (e insegnanti) che, inevitabilmente, hanno a cuore gli interessi dei propri figli e dei loro compagni di scuola.
Ho contato una trentina di rappresentanti tra famiglie e insegnanti. In alcuni casi c’era il partner o il coniuge.
Sollecitati dal fiduciario di zona, si sono riuniti con l’aspettativa di ascoltare la proposta di soluzioni a un problema di cui non sono responsabili. Purtroppo, il trasferimento nella loro scuola, di otto bambini con gravi problemi comportamentali, appartenenti ad altre aree della città.
Nessun preavviso. Nessuna preparazione del personale. Nessuna indicazione alla vasta comunità parentale sulle sfide che avebbero potuto interessare loro e i bambini. Nessuna informazione su stategie e tattiche da applicare. Nessuna spiegazione su come affrontare i momenti di “stress”. Nessuna parvenza che qualcuno abbia potuto prendere in considerazione la pressione ulteriore posta  sui quei ragazzi “problematici” costretti adesso ad adattarsi ad un'altra serie di incognite.
Ciò che invece hanno presentato è stata una noiosa dose di untuosa riverenza, di ostruzionismo accondiscendente e dissuasivo da parte di burocrati veterani del provveditorato, che da tanto tempo hanno perso la visione dell’aspetto “vocazionale” della loro “carriera”.
Oh, per dare la prova che sono andati a scuola per imparare la filosofia della didattica e del comportamento sociale, hanno impiantato una presentazione formativa (fatta di slang) come risorsa di sostegno, per la “lezione” che erano venuti a dare ai genitori “recalcitranti”.
Nella sala c’erano avvocati, commercialisti, managers, insegnanti, imprenditori grandi e piccoli e persone impegnate nella comunità. Tutti nella condizione di comprendere le responsabilità e gli obblighi di un ente pubblico verso la clientela che è chiamato a servire.
Se solo i funzionari del provveditorato avessero curato la preparazione dell’incontro! Il Vice Direttore per gli Affari Accademici ha sostenuto che avrebbero studiato la questione avrebbero dato una risposta alla comunità. Alle pressioni per la data di un nuovo incontro, ha ripetuto che il provveditorato ha bisogno di indagare.
Per almeno le ultime sei settimane, il preside, il sovrintendente, il Direttore e il fiduciario scolastico sono stati sommersi dalle chiamate di preoccupazione dei genitori, e loro devono ancora indagare.
 La maggiorparte degli studenti nella scuola sono “terrorizzati” dai bambini con problemi comportamentali, al punto tale che non vanno più in bagno, si nascondono sotto i banchi o si raggruppano tra di loro. 
Spesso gli insegnanti devono prestare tutta la loro attenzione alle maniere destabilizzanti di quei bambini problematici, fino a mettere da parte in maniera considerevole le responsabilità didattiche a discapito degli altri studenti.
I genitori sono “sconvolti” da ciò che sta accadendo al modo di comportarsi e al linguaggio dei loro bambini. L’umore è veramente a terra.
 Il Capo Assistente Sociale, che ha partecipato come “sostegno”, ha sentito la necessità di esprimere il suo rammarico nel costatare che i genitori presenti non fossero più così caritatevoli nel comprendere le difficoltà di alcuni studenti che il provveditorato cerca di "integrare”.
Sciocchezze. Il Board non ha nessun diritto di far sentire i genitori colpevoli di aver chiesto se i funzionari del provveditorato, con tutta la loro esperienza, avessero adempiuto al loro dovere di preparare gli studenti, i genitori e gli insegnanti a questa agitazione che è scaturita. È chiaro che non l’hanno fatto.
I genitori avevano e hanno ragione a chiedere un piano di azione. Hanno insistito e ottenuto l’impegno a ricevere delle opzioni in una riunione futura da tenersi tra due settimane.
Con la speranza che la questione, nel frattempo, non peggiori ulteriomente. È una  posizione strana quella in cui si trova il portavoce dle TCDSB.
Dalla comunità più a largo e dall'interno degli ambienti legislativi (di tutte le convinzioni politiche) esiste una pressione sempre più crescente ad abolire le scuole cattoliche. 
Ad  alcuni burocrati che sovrappongono il “carrierismo” alla  "vocazione" sarebbe il caso di consigliare spassionatamente di non demotivare quegli alleati naturali.
 
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