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Azzardi e prudenza, una fase 2 con il freno a mano tirato

Azzardi e prudenza, una fase 2 con il freno a mano tirato

Azzardi e prudenza, una fase 2 con il freno a mano tirato

TORONTO – È iniziata in Canada questa fase 2 asimmetrica. Molte province a partire da ieri hanno incominciato ad allentare le pesanti restrizioni attivate da metà marzo nel tentativo di arginare la pandemia di Covid-19. Ognuna per conto suo.

In Ontario negli ultimi giorni abbiamo assistito a un graduale tentativo di tornare alla normalità, non quella pre-coronavirus, ma quella alla quale dovremo abituarci nei prossimi mesi fino a quando la comunità scientifica non avrà in mano un vaccino effi­cace.

Il governo provinciale, che ieri ha prorogato lo stato d’emergenza fino al 2 giugno, ha dato il via libera alla riapertura dei centri giardinaggio, delle ferramenta, degli hardware store e da ieri dei negozi per la vendita al dettaglio: questi ultimi però potranno vendere i loro prodotti solamente con il ritiro della merce sul marciapiede.

Un grosso punto interrogativo riguarda le scuole: uffi­cialmente gli istituti scolastici rimarranno chiusi fino a fine maggio, mentre questa settimana il ministro dell’Istruzione pubblica Stephen Lecce rivelerà quali sono i piani dell’esecutivo per questo anno scolastico.

In Quebec la situazione è molto diversa. Da ieri hanno riaperto i battenti tutte le scuole elementari e gli asili al di fuori dell’area metropolitana di Montreal, dove invece gli istituti scolastici dovrebbero riaprire il 25 maggio. Stesso discorso per i negozi, mentre è stato dato il completo via libera alla riapertura dell’intero settore edile.

La mossa del premier Francois Legault è stata criticata da più parti: quella di riaprire le scuole, nella provincia che conta il maggior numero dei contagi e delle vittime di tutto il Canada, è stata considerata un azzardo da molti virologi che invece continuano a chiedere prudenza e cautela.

Anche perché, come dimostrano le ultime notizie che arrivano dalla Germania e dalla Corea del Sud, una riapertura troppo affrettata rischia di alimentare il contagio, con il possibile ritorno a un lockdown ancora più pesante per l’economia.

In British Columbia si è deciso di percorrere la strada di un’apertura graduale. Entro metà maggio potranno riaprire alcuni negozi, i ristoranti e altri esercizi commerciali, il tutto vincolato all’aderenza al protocollo di sicurezza presentato dalle autorità provinciali.

Per quanto riguarda le scuole, tutto è rimandato a settembre, con il governo provinciale impegnato a creare un piano di sicurezza da applicare in concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico.

Diverso l’approccio del governo dell’Alberta. Alcune attività hanno riaperto già dal 2 maggio, mentre i negozi potranno tornare a vendere con molte restrizioni a partire dal 14 maggio. Riaprono al pubblico anche bar e ristoranti, che però potranno ospitare solamente la metà dei clienti rispetto alla loro capacità massima.

Nelle prossime settimane, se i dati sui contagi saranno ancora confortanti, si passerà alla graduale riapertura delle scuole, partendo dagli asili fino al grado 12. La fase 3, infine, sarà caratterizzata dalla riapertura dei locali notturni, delle palestre, delle piscine e dei centri ricreativi.

In Nova Scotia, che per tutta la pandemia ha visto numeri relativamente bassi rispetto alle altre province, l’anno scolastico è già finito: per scuole primarie, superiori e università se ne riparlerà a settembre. Entro l’8 giugno, invece, il premier Stephen McNeil dovrà decidere sulla parziale riapertura degli asili.

Via libera alla riapertura di alcuni negozi, mentre è stata data luce verde a servizi religiosi nei parcheggi antistanti le chiese: i fedeli potranno rimanere in macchina e assistere alle messe.

Nel frattempo, mentre le varie province, ciascuna con la sua velocità, stanno muovendo i primi passi in questa fase 2, il governo federale marcia spedito per la sua strada con il piano di aiuti per le famiglie, i lavoratori e le imprese.

Ieri Justin Trudeau ha annunciato un piano destinato al sostegno delle grandi imprese, quelle che hanno fatturati multimilionari e che non hanno potuto accedere agli aiuti già attivati da Ottawa per le aziende più piccole.

Il piano annunciato ieri dal primo ministro, il Large Employer Emergency Financing Facility (LEEFF), permetterà alle grandi imprese di ottenere in prestito dal governo liquidità addizionale per mantenere la loro forza lavoro e per evitare di andare in bancarotta.

Il governo non ha ancora presentato i dettagli specifici, ma è stato annunciato che i prestiti potranno arrivare fino a 60 milioni di dollari, con garanzie governative fino a 80 milioni di dollari.