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Arginiamo il contagio, più avanti penseremo alla ripresa economica

Arginiamo il contagio, più avanti penseremo alla ripresa economica

Arginiamo il contagio, più avanti penseremo alla ripresa economica

TORONTO – Non facciamoci troppe illusioni. Anche qui in Canada l’emergenza provocata dalla pandemia durerà ancora parecchio e con essa la necessità di mantenere e rispettare tutte le restrizioni che fino a questo punto rappresentano l’unica arma efficace che abbiamo per contrastare il contagio.

Prepariamoci a vivere in una società dove distanziamento sociale e mascherine diventeranno parte integrante della nostra vita quotidiana. E questo almeno fino a quando non sarà sviluppato un vaccino in grado di disinnescare il Covid-19: stiamo quindi parlando di molti mesi, perché i virologi ci dicono che nelle previsioni più ottimistiche la tempistica dovrebbe essere di 12-18 mesi.

I tempi forse potrebbero essere più brevi, visto che stiamo assistendo a uno sforzo globale che non ha precedenti da parte di istituti di ricerca, équipe scientifiche, case farmaceutiche, laboratori finanziati con fondi pubblici e privati che seguono sostanzialmente due vie: quella della cura, della terapia per le persone contagiate e quella del vaccino vero e proprio.

In questo contesto la nostra classe politica deve resistere alla tentazione di a­ffrettare i tempi per la possibile riapertura dei vari comparti produttivi dell’economia canadese.

Fino a questo momento, tutti e tre i livelli di governo hanno mostrato una grande cautela, facendo sostanzialmente un passo indietro e lasciando alle autorità sanitarie e scientifiche mano libera sulla tempistica degli interventi che hanno portato alle limitazioni in vigore in tutto il Canada. Ed è giusto che sia così, essendo di fronte a una crisi sanitaria mondiale che non ha precedenti, almeno negli ultimi 100 anni. Sbagliare i tempi d’intervento potrebbe avere degli e­ffetti catastrofici.

Anche in Italia, uno dei Paesi maggiormente colpiti al mondo dalla pandemia, l’inizio di questa cosiddetta fase 2 sta avvenendo per gradi, con grande cautela, nonostante le forti pressioni da parte di alcuni settori produttivi che chiedono di poter tornare il più rapidamente possibile alla normalità lavorativa.

Come è stato giustamente rilevato sin dall’inizio, la sfida lanciata dal Covid-19 ha una duplice valenza: l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica. Ed è evidente che dobbiamo risolvere la prima e solo in un secondo momento aff rontare l’altra. Che non vuol dire farsi trovare impreparati quando sarà il momento di ripartire. Perché già da adesso anche qui in Canada il governo dovrebbe ragionare su una futura tabella di marcia, su un percorso a tappe da attivare finita l’emergenza sanitaria.

Ma in questo momento la priorità è una sola: quella di salvare vite umane e di limitare il contagio, per non portare al limite le unità di terapia intensiva dei nostri ospedali.

Certo, sul fronte economico e occupazionale i numeri sono spaventosi. Per ora sono 5,6 milioni i canadesi che hanno fatto richiesta e hanno avuto accesso al pacchetto di aiuti messo in piedi dal governo federale per sostenere le famiglie, i lavoratori e le imprese durante la pandemia. Una cifra questa che è destinata a salire nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Così come è destinato a salire il tasso di disoccupazione rispetto a quanto ci è stato comunicato la scorsa settimana da Statistics Canada: il milione di posti di lavoro bruciati a marzo triplicheranno in poche settimane.

Anche le stime del Fondo monetario internazionale pubblicate ieri non sono certo lusinghiere: secondo l’Fmi il Prodotto interno lordo canadese nel 2020 dovrebbe subire una contrazione del 6,2 per cento. Un crollo verticale, come è facilmente prevedibile.

Ma in questa situazione non siamo soli. Tutti i Paesi dovranno fare i conti con le macerie economiche e occupazionali provocate dal coronavirus. Ci sarà tempo per ragionare su come ripartire. Ma adesso concentriamo i nostri sforzi sulla crisi sanitaria, poi si ripartirà.